Ricomincia da tre, l’uomo mascherato che stasera espugna il Diego Armando Maradona, stadio dei suoi sogni, del suo tifo, dei corti nell’azzurro dipinto d’azzurro. C’è già stato per festeggiare il terzo scudetto e poi il quarto, all’epoca non si era trattenuto, e come avrebbe potuto, dall’aggiungere ai suoi brani regalati per la festa l’inevitabile «La capolista se ne va». Ricomincia da tre l’uomo Liberato di nome e di fatto, stavolta lo scudetto è solo suo, la capolista che se n’è andata era l’Inter, Conte se n’è appena andato, Allegri non è (ancora?) arrivato e De Laurentiis si prepara a festeggiare i cent’anni della squadra.

Liberato, concerto allo stadio Maradona di Napoli: il cantante fa partire il countdownCome sempre il segreto avvolge lo show provato ieri sera a porte più che chiuse, per quella che è l’unica sua data dell’estate 2026. Persino Francesco Lettieri, regista dei suoi videoclip e amico dagli inizi, dice di avere «difficoltà ad immaginare cosa abbia preparato per l’occasione». Qualcosa, in realtà la sa e l’ha vista, ma non si fa sfuggire niente. «Il Maradona è un suo sogno da sempre, c’è una celebre foto che lo ritrae davanti allo stadio, poi c’è quella che lo vede all’interno osservare la statua del D10s, quasi a significare il cammino compiuto. Ma tutto comincia molto prima: quando il fenomeno Liberato ha iniziato ad avere attenzione io facevo da tramite tra lui e chi lo cercava. Mi proposero e gli proposi un live in un club, ma lui mi rispose: “Io il mio primo concerto lo faccio al Maradona”. Era una gag, un’esagerazione, ma aveva un obiettivo ben chiaro». Stanotte, insomma, il sogno s’avvera: «Se lo godrà, era felice nelle notti dello scudetto, e sarebbe stato ancora più felice se fosse arrivato il quinto». Magari aveva scelto la data, il primo concerto del 2026 al Maradona, proprio nella speranza della cinquina: «Non lo so, ma certo che sarebbe piaciuto a tutti. Stavolta, però, ha davanti un concerto intero, la sua band, le sue luci, il suo pubblico. Me lo godrò anch’io». Chissà se, e soprattutto come, finiranno in scaletta i repertori dell’ultimo album, «Radio Liberato», sorta di mixtape spacciato per trasmissione pirata, o viceversa, sorta di playlist partita da Radio2 alla vigilia, neanche a dirlo, del 9 maggio, e finita sulle piattaforme come fosse un album vero e proprio: «Ha sorpreso ancora una volta anche il suo pubblico, ha operato in discontinuità con quanto fatto finora, pur senza rinunciare alla sua ritualità», spiega ancora Lettieri, «ha continuato la sua narrazione che tutto usa e tutto arruola: ha sentito subito l’esigenza dei video per la sua musica, è passato per l’album-film “Capri rendez-vous”, il documentario con uso di cartoni animati, il radioshow, l’apertura a brani altrui». Già chissà se ascolteremo stanotte anche «Napoli queen», rivisitazione di «Trap queen» di Fetty Wap, se Mahmood (o la sua voce) spunterà per «Intostreet», Calcutta per «Me staje appennenn’ amò», Sara Gioielli per «Niente» (probabile, visto che è prevista come corista). Se «Guagliò» avrà il sound dei Modeselektor, «Nun ce penzà» quello della cinese Yu Su, «Sì tu» quello di Fenoaltea. Se a presentarlo ci sarà lo speaker Stefano De Martino, se Serena Rossi rifarà la cartomante, se Alberto Angela ci parlerà dei miti partenopei, se spunteranno fuori Stash e Valerio Lundini. «In fondo l’anarchia di Liberato è al centro di tutti. Da quando quest’avventura è iniziata sono passati nove anni, ma sembra un’era geologica, ed è un’era geologica, per lui come per tutti noi, come per Napoli», continua Lettieri: «La città spiazza tutti, anche me, che cerco di raccontarla, di capirla. Lui, però, ha in mente la Napoli della sua adolescenza, oltre a quella di oggi, si muove in bilico tra le due stagioni. È stato lui ad aprire una nuova narrazione di Partenope, a darle dei confini urban, tenendo insieme tradizione e modernità, romanticismo melodico e neapolitan power». Quarantacinquemila persone, un sold out da scudetto personale, costruito passo dopo passo, da quella prima apparizione sul lungomare liberato (ops), conservando il segreto sulla sua identità nonostante il moltiplicarsi delle sue apparizioni pubbliche, nonostante la vulgata che vorrebbe che dietro il suo cappuccio e i suoi occhiali a specchio si nasconda il producer newpolitano Gennaro Nocerino. Sia come sia, la stagione del Maradona inizia col mistero Liberato, poi verrano Ramazzotti, Pezzali, Ferro ed il golden boy Geolier, per una tripletta mai osata da nessuno prima, nemmeno i Coldplay: dal 26 al 28 giugno metterà insieme 145.000 spettatori, ha un singolo appena uscito, «Autorità», nelle settimane scorse ha cercato ospiti, non solo della sua generazione. Da Liberato a Geolier, la nuova Napoli 2026 suona così.