La quarta edizione del Merano Wine Festival in Georgia è stata l’occasione per scoprire un Paese che considera il vino parte integrante della propria identità culturale. Non soltanto una manifestazione dedicata all’enologia, ma un viaggio nel cuore di una tradizione millenaria che trova nella regione del Kakheti la sua espressione più autentica. Tra vigneti ai piedi del Caucaso e antichi qvevri – le grandi anfore interrate di terracotta rivestite internamente di cera d’api – si è svolta la prima giornata del tour.

Teleda

La prima tappa è Teleda, cantina familiare situata nel comune di Telavi. “Siamo una famiglia di viticoltori da cinque generazioni e il nostro lavoro è sempre stato legato a queste terre”, racconta Natia. L’azienda coltiva le varietà autoctone più tipiche come Kisi, Rkatsiteli, Mtsvane e Saperavi e produce vini secondo l’antico metodo georgiano in qvevri, riconosciuto dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale. “Le uve vengono raccolte a mano e lasciate fermentare spontaneamente nei qvevri insieme a bucce, vinaccioli e, secondo la tradizione del Kakheti, anche ai raspi”. Il risultato sono vini strutturati e profondamente legati al territorio. La visita offre inoltre l’occasione di approfondire il tema della biodiversità viticola georgiana. “La Georgia possiede centinaia di vitigni autoctoni e il loro recupero è fondamentale per preservare la nostra identità vitivinicola”, prosegue Natia, evidenziando anche le differenze tra la Georgia orientale e quella occidentale, caratterizzata da un clima più umido e da vini generalmente più leggeri.