Altro che sostenibile, scuotono la testa dalle parti del Wwf. Alla Camera abbiamo assistito a una seduta spiritica, ironizzano i vertici di Legambiente. La destra sta costruendo l’ennesimo alibi per rallentare l’uscita dell’Italia dai combustibili fossili, rimarcano da Greenpeace sottolineando che rinnovabili, reti, accumuli ed efficienza sono soluzioni già disponibili, più rapide, più diffuse e più democratiche di questa promessa costosa, lontana e incerta. Il sì della Camera al ritorno del nucleare in Italia viene smontato con diverse ma convergenti argomentazioni da parte della galassia ambientalista.

Il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, liquida la questione con una battuta al vetriolo (ma un focus sul nucleare è stato pubblicato sull’ultimo numero del bimestrale QualEnergia): «Seduta spiritica sul nucleare in Parlamento, impossibile rianimare un morto. Il nucleare è morto e lo ha ammazzato definitivamente il mercato. Avanti tutta con le rinnovabili».

Sullo stesso tenore il commento di Greenpeace, che sottolinea il fatto che il governo presenta il ritorno al nucleare come una «scelta pragmatica», ma in realtà «sta costruendo l’ennesimo alibi per rallentare l’uscita dell’Italia dai combustibili fossili»: «Rinnovabili, reti, accumuli ed efficienza sono soluzioni già disponibili, più rapide, più diffuse e più democratiche. Invece di accelerare su questa strada, il governo preferisce inseguire una promessa lontana, costosa e incerta. Anche nelle previsioni più ottimistiche, il nucleare non produrrebbe energia prima della prima metà degli anni Trenta: troppo tardi per rispondere alla crisi climatica, alla dipendenza dal gas e al caro energia. La verità è che le rinnovabili fanno paura proprio perché possono liberarci rapidamente da gas e petrolio, riducendo il potere di chi controlla il sistema energetico basato sui combustibili fossili. Prima il gas come presunta garanzia di sicurezza, ora il nucleare come promessa per il futuro: più che una strategia energetica, sembra una corsa a ostacoli costruita apposta per ritardare ulteriormente la transizione verso le fonti rinnovabili».