Se si guarda soltanto al tabellone dell’Aula, la notizia è semplice: 155 sì e il disegno di legge sul nucleare sostenibile passa dalla Camera dei deputati al Senato. Ma dietro quel numero c’è molto di più di un voto parlamentare. C’è un Paese che, dopo aver spento i propri reattori all’indomani del referendum del 1987 e aver chiuso definitivamente la stagione del ritorno al nucleare dopo il referendum del 2011, torna a discutere non più in astratto ma dentro una cornice legislativa concreta. E c’è un governo che tenta di trasformare il tema da simbolo ideologico a pezzo della politica industriale, energetica e climatica italiana.

Il voto di giovedì 4 giugno 2026 segna dunque un passaggio politico rilevante: la Camera ha approvato la delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile, un testo promosso dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e presentato in Parlamento nell’autunno del 2025. L’iter non è concluso: il provvedimento passa ora al Senato della Repubblica per l’approvazione definitiva. Ma il significato del via libera di Montecitorio è già chiaro: per la prima volta dopo anni il Parlamento rimette formalmente il nucleare dentro la cassetta degli strumenti della strategia energetica nazionale.