Cinque anni fa era una parola quasi assente dal nostro vocabolario. Il 3 giugno è diventata il titolo di un pacchetto legislativo europeo. Che cosa significa, davvero, essere tecnologicamente sovrani. L’analisi di Rosario Cerra, fondatore e presidente del Centro Economia Digitale
C’è una parola che cinque anni fa, in Italia, quasi nessuno usava parlando di tecnologia, e che il 3 giugno è diventata il titolo di un pacchetto legislativo europeo. È “sovranità tecnologica”. Quel giorno la Commissione europea ha presentato un pacchetto di norme su microchip, cloud, intelligenza artificiale e software, e per la prima volta ha scritto nero su bianco che cosa intende l’Europa quando dice di volersi riprendere il controllo delle proprie tecnologie. A portare quell’espressione in modo strutturato nel dibattito italiano e verso le istituzioni di governo era stato, il 30 marzo 2021, il Centro Economia Digitale, con il primo Rapporto Strategico interamente dedicato alla Sovranità Tecnologica, presentato a Roma davanti ai ministri allora competenti per l’innovazione e per lo sviluppo economico. Pochi mesi dopo la stessa parola risuonava nel discorso di Ursula von der Leyen sullo stato dell’Unione; tre anni più tardi finiva nel titolo di un commissario europeo.











