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Maria Cristina Gallo, la professoressa che ebbe il referto oncologico con 8 mesi di ritardo
Non soltanto ritardi. Non soltanto una carenza di organico. Dalle oltre 500 pagine della perizia depositata nell’incidente probatorio sullo scandalo dei referti istologici dell’Asp di Trapani emerge il quadro di una macchina sanitaria che, secondo i consulenti nominati dal gip, ha smesso di funzionare in alcuni dei suoi passaggi fondamentali: monitoraggio degli esami, comunicazione tra reparti e presa in carico dei pazienti.Ieri (3 giugno 2026) il gip Massimo Corleo ha dichiarato concluso l’incidente probatorio chiesto dalla Procura di Trapani nell’ambito dell’inchiesta che vede indagate 19 persone tra medici, infermieri e operatori sanitari degli ospedali di Trapani e Castelvetrano. Al centro dell’indagine ci sono circa 3 mila referti istologici accumulati nel tempo e consegnati con ritardi che in alcuni casi hanno superato gli otto mesi, impedendo ai pazienti di conoscere tempestivamente la diagnosi e di accedere alle cure. L’inchiesta era esplosa dopo la denuncia della docente di Mazara del Vallo Maria Cristina Gallo, diventata il simbolo della vicenda. Per conoscere l’esito del proprio esame istologico attese otto mesi. È morta nell’ottobre scorso, ma prima del decesso il giudice era riuscito a raccogliere la sua testimonianza nell’ambito dell’incidente probatorio.








