Il consorzio Qivalis si allarga e si ripromette di lanciare entro l’anno la stablecoin europea, denominata in euro. È una criptovaluta bancaria, ma non sembra comunque destinata a diffondersi al di là del settore corporate e degli operatori professionali.
Il consorzio Qivalis si ingrandisce
È di pochi giorni fa la notizia che il consorzio Qivalis ha allargato la sua compagine a 37 banche, incluse le nuove adesioni di Intesa Sanpaolo e BPer. Altre due banche italiane, Unicredit e Sella, fanno parte delle dodici banche che hanno fondato il consorzio nel dicembre 2025. Qivalis si propone di lanciare entro l’anno la stablecoin europea, denominata in euro.
In sintesi, una stablecoin è una crypto currency che presenta una caratteristica distintiva rispetto ad altre cripto attività (ad esempio Bitcoin): chi la emette garantisce la sua convertibilità alla pari (1 a 1) con una valuta convenzionale. La garanzia di convertibilità assicura, in linea di principio, a chi abbia investito – ad esempio – un euro in una stablecoin di avere indietro il suo euro quando vuole, presentando la stablecoin all’emittente e chiedendone la conversione. Finora il mercato delle stablecoin è stato dominato da quelle in dollari, due in particolare – Tether e Circle -, emesse da società non bancarie statunitensi (anche se Tether ha in realtà sede legale in El Salvador). Qivalis si distingue non solo per essere europea, ma anche per il fatto di essere emessa da un consorzio di banche: è quindi una stablecoin bancaria.











