Valute digitaliLa componente italiana si rafforza: nel consorzio anche UniCredit e Banca Selladi Luca Davi20 maggio 2026Qivalis scala la marcia e porta la sfida europea alle stablecoin in una nuova fase. Il consorzio bancario europeo, nato per lanciare una moneta digitale regolamentata in euro, accoglie 25 nuove banche, e sale così a 37 istituzioni finanziarie in 15 Paesi europei. Tra i nuovi ingressi figurano anche Intesa Sanpaolo e Bper Banca, che si aggiungono a UniCredit e Banca Sella, già presenti nel progetto, rafforzando così la componente italiana del consorzio. L’obiettivo è costruire una stablecoin ancorata “uno a uno” all’euro, conforme al regolamento europeo sui criptoasset MiCa e soggetta alla supervisione della banca centrale olandese. «Penso che sia un passo incredibilmente significativo», spiega al Sole 24 Ore Jan-Oliver Sell, ceo di Qivalis. «Siamo partiti con una banca, tre anni fa. E ora siamo arrivati a 37. Siamo solo all’inizio, perché il consorzio è aperto».Le discussioni sono in corso con un paio di altri gruppi bancari e non è da escludere un loro ingresso a breve mentre altri potrebbero seguire a ruota. Ma ciò che conta è che il salto dimensionale è rilevante non solo sul piano industriale, ma anche su quello politico. Qivalis punta a creare un’infrastruttura europea per pagamenti e settlement in euro on-chain, cioè eseguiti direttamente sulla blockchain, in un mercato oggi dominato quasi interamente dal dollaro. «Per le istituzioni europee dipendere esclusivamente dal dollaro statunitense come gamba di regolamento è qualcosa di impossibile da sostenere. In questo momento non avere uno strato di regolamento europeo è un rischio troppo alto».Per il manager – che oggi è a Milano per prendere parte a un evento nell’ambito della Italian Investment Conference organizzato da UniCredit, una delle 9 banche europee fondatrici di Qivalis – il tema centrale è la sovranità nei pagamenti: se l’Europa svilupperà strumenti finanziari tokenizzati, ma continuerà a regolarli in dollari, rischierà di spostare fuori dal proprio perimetro un pezzo della futura infrastruttura del denaro. Questione di tempo, insomma. E che chiama a raccolta la politica europea. Ma l’accelerazione del consorzio – a cui hanno aderito ora, oltre a Intesa e Bper, tra gli altri anche AbnAmro, Banco Sabadell, Bankinter, Rabobank, Nordea, Swedbank, Erste Group, Groupe BPCE, Helaba e National Bank of Greece – nasce anche da un tema normativo, ovvero la maggiore confidenza della banche con i regolamenti sui criptoasset, così come l’aumento di consapevolezza sulle strategie sugli asset digitali. Sotto questo profilo «le banche sono sempre più interessate a capire come la tecnologia blockchain per generare efficienza è più veloce, più economica, migliore quasi sotto ogni profilo».In questo scenario, il modello consortile di Qivalis offre maggiori garanzie. Anche perché «una stablecoin vive o muore in base alla liquidità». E «se non c’è liquidità nel token, le persone non possono usarlo. Ma se c’è, le persone lo usano e ciò porta altra liquidità».Ora si guarda ai prossimi passi operativi, con una road map che è tracciata: Qivalis sta chiedendo alla Banca d’Olanda l’autorizzazione come istituto di moneta elettronica. Una volta ottenuta, avverrà il lancio della stablecoin nella seconda metà del 2026. Ma a che cosa servirà la stablecoin Qivalis? I primi casi d’uso, spiega Sell, arriveranno dal mondo crypto, dagli exchange europei e poi dalle banche. Qivalis punta a rendere disponibile l’euro direttamente sulla blockchain, dapprima per il trading di cripto-attività e per alcuni servizi di finanza decentralizzata, ma soprattutto per pagamenti internazionali, trade finance e regolamento di strumenti finanziari tokenizzati, il tutto sul fronte wholesale. I vantaggi potenziali sono evidenti: si pensi alle tesorerie aziendali, che potranno beneficiare di movimenti di liquidità 24 ore su 24 con settlement istantaneo. O agli esportatori europei, che potranno utilizzare direttamente stablecoin denominati in euro, senza dover ricorrere alle tradizionali reti di corrispondenza valutaria, riducendo costi e latenza grazie al settlement diretto on-chain.