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Caro Direttore, a sinistra avanza un partito unico, quello della patrimoniale. Dal Pd di Elly Schlein alla Cgil di Maurizio Landini, passando per i Cinque Stelle di Giuseppe Conte e per i settori più ideologizzati del campo largo, la ricetta economica è sempre la stessa, immutabile da trent’anni. Una nuova tassa su patrimoni, case e risparmi. Passano i decenni, cambiano formule ed etichette - dall’Ulivo all’Unione fino al novello «campo largo» - ma l’ossessione è imperitura, immutabile, e rivela l’ambizione principe del partito delle tasse, ossia mettere le mani nelle tasche degli italiani. In fondo, perché cambiare se questo è l’unico collante di un’alleanza di sinistra-sinistra che su tutto il resto è divisa, litiga, e si dimostra incapace di avanzare un’idea e una visione? Il paradosso è che mentre il governo, con Forza Italia in testa, chiede all’Europa più flessibilità, un vero piano per la crescita in grado di sostenere l’industria europea e strumenti concreti per sostenere le nostre economie, le forze di una sinistra senza storia e senza futuro marciano compatte in senso opposto. Chiedono addirittura una patrimoniale progressiva europea sui grandi patrimoni, convinti ancora, che tassare la ricchezza sia la scorciatoia per risolvere ogni problema, la soluzione a ogni male.













