Il dibattito sulla patrimoniale si è trasformato in un boomerang micidiale per Elly Schlein. La segretaria Pd, nel tentativo di inseguire Maurizio Landini e la Cgil, ha rilanciato la tassa sui grandi patrimoni, ma si è ritrovata isolata e asfaltata dalla fermezza del governo.Giorgia Meloni ha chiuso la porta senza appello: "Con la destra al governo, la patrimoniale non vedrà mai la luce", rassicurando milioni di italiani e tracciando una linea invalicabile contro misure considerate ideologiche e punitive per il risparmio.Il colpo di grazia è arrivato dagli alleati.

Giuseppe Conte ha smarcato platealmente il M5S: "Una patrimoniale non è all’ordine del giorno", lasciando Schlein sola con Bonelli e Fratoianni. Persino Matteo Renzi l’ha criticata duramente, mentre Daniela Ruffino (Azione) ha commentato:"Conte boccia patrimoniale, Schlein rimane sola", definendo la sinistra "la migliore avversaria di se stessa" sul fisco.Schlein ha provato un disperato contrattacco, deviando sulla pressione fiscale e accusando la manovra di favorire i ricchi a danno del ceto medio, ma il tentativo è apparso debole. Accerchiata dai moderati Pd, insidiata da Silvia Salis e priva di alleati credibili, la sua leadership appare sempre più fragile.