Per l'Italia è una breccia che squarcia il muro dell'austerità contabile. E che arriva dopo settimane in cui tutti, a Roma come a Bruxelles, davano per spacciata la richiesta che Giorgia Meloni aveva avanzato a Ursula von der Leyen, ovvero l'estensione della clausola nazionale di salvaguardia per la difesa anche a misure per rafforzare la resilienza energetica. Tradotto: più flessibilità per restare a galla, con la paralisi dello stretto di Hormuz che ha finito per infiammare i prezzi di gas e energia, costringendo il governo a quattro decreti in appena tre mesi per raffreddare l'impennata dei costi per famiglie e imprese.

Interventi necessari ma comunque da orticaria per un governo attento dal primo giorno a non slabbrare i cordoni della borsa e tenere i conti in ordine. L'estensione della flessibilità - che si accompagna a una serie di richiami dell'Ue a Roma che spaziano dai conti pubblici al fisco, dai salari alla povertà, fino alle pensioni e al mercato del lavoro - «è un risultato estremamente importante che in molti consideravano impossibile», esulta in un video postato sui social la presidente del Consiglio, che nel corso della giornata ha avuto uno scambio di messaggi con von der Leyen, la "cara Ursula" che le ha servito l'assist destinato a restare indigesto a gran parte delle cancellerie europee.Il disco verde di Bruxelles, spiega la premier, «ci consentirà di spendere 14 miliardi di euro nei prossimi tre anni per mitigare l'impatto dell'aumento dei prezzi dell'energia che colpisce le famiglie vulnerabili, le imprese energivore», e più in generale «gli italiani». «L'Italia ha indicato la strada e oggi l'Europa la sta percorrendo».La mano tesa di Palazzo Berlaymount, sia chiaro, non consentirà di coprire misure come il taglio delle accise su benzina e diesel o sussidi alle famiglie alle prese con i rincari. Su questo l'Europa è stata chiara. Tra le raccomandazioni rivolte all'Italia figura non a caso anche quella di limitare gli interventi contro il caro-bollette a misure "temporanee" e "mirate". «Ma ieri è stato sfondato un muro - spiegano fonti autorevoli di stanza a Bruxelles - ora bisognerà giocare il secondo round, mettere da parte le macerie e tentare di trovare la strada migliore per dare sollievo a famiglie e imprese». La palla, ancora una volta, è nel campo del Mef, che intanto incassa il risultato messo a segno «alla faccia dei gufi».Da qui in avanti, sulla rotta Palazzo Chigi-via XX Settembre, verrà messo a punto un pacchetto di interventi che - grazie alle risorse liberate tra nuova flessibilità, rimodulazione del Pnrr e revisione della destinazione dei Fondi di Coesione ancora non impegnati - costituirà uno dei biglietti da visita del centrodestra alle prossime elezioni politiche.Intanto, nell'immediato, il governo si appresta ad abbandonare la strada del taglio delle accise. Salvo cambi in corsa dell'ultimo minuto, nel Consiglio dei ministri di oggi dovrebbe arrivare un decreto legge di circa 500 milioni con aiuti diretti alle fasce più vulnerabili, vale a dire alle famiglie che arrancano ad arrivare a fine mese. Per loro in arrivo un "voucher energia" mensile di circa 100 euro, che verrà caricato sulla "Carta dedicata a te". Niente sforbiciata generalizzata ai prezzi di diesel e benzina dunque, ma aiuti mirati per le fasce più deboli: sarebbe questa la rotta dei prossimi interventi. Condizionale d'obbligo considerando il peso sull'opinione pubblica - e va da sé sull'elettorato - di scelte che toccano i portafogli degli italiani.Ora segnale sul SAFE E veniamo al fronte difesa, terreno di scontro nei giorni scontri tra Meloni e il suo ministro della Difesa. «Dopo l'ok di Bruxelles alla flessibilità sulle spese energetiche, servirà dare un segnale sul Safe accendendo il prestito, seppur per una quota rivista al ribasso» rispetto ai 14,9 miliardi a cui l'Italia potrebbe accedere, spiegano fonti di governo. La somma che Roma si appresta a chiedere balla tra i 5 e i 7 miliardi di euro, con valutazioni tutt'ora in corso. Ed è gioco facile che le scelte che verranno fatte finiranno sotto i riflettori degli Usa, con Donald Trump che aspetta gli alleati al varco sugli impegni assunti in sede Nato. Un nodo che verrà affrontato al vertice di Ankara di inizio luglio, ma che con ogni probabilità finirà per animare - o terremotare? - anche il G7 ad Evian in programma tra meno di due settimane, quando Meloni e il tycoon torneranno a guardarsi negli occhi. Nel frattempo, resta ancora in stand by il viaggio a Washington di Guido Crosetto, che dovrebbe slittare tra fine giugno e primi di luglio, in concomitanza con l'arrivo dell'Amerigo Vespucci nelle acque americane.Il dossier delle spese per le armi resta un dossier scottante per la maggioranza, sia al suo interno che nel rapporto con l'opposizione pronta a dare battaglia su un terreno friabile. Non a caso le forze progressiste hanno trovato una linea comune sulle armi, missione non facile, se non impossibile, per Schlein, Conte e compagnia. Il filo conduttore è una frenata sulle spese miliari, con le richieste al governo di «riconsiderare urgentemente gli impegni assunti in sede Nato» e di «promuovere una politica di difesa comune europea». Manca il capitolo più spinoso, quello dell'Ucraina. Ma questa è un'altra storia. O meglio, un'altra gatta da pelare tanto a sinistra quanto a destra.