VENEZIA - L’ospedale di Portogruaro evidenzia «oggettivamente un trend in crescita nel periodo osservato 2021-2025 pari a 87 nati». Le criticità del nosocomio di Adria «sono da considerare in funzione delle problematiche intrinsecamente legate all’assetto orografico del territorio». Sono questi i due spiragli aperti dalla delibera, pubblicata ieri, con cui la Regione guidata da Alberto Stefani ha preso atto del parere negativo del comitato Lea al mantenimento di 4 dei 32 Punti nascita del Veneto: oltre ai due nelle province di Venezia e di Rovigo, anche quelli di Castelfranco (Treviso) e Valdagno (Vicenza), inseriti a loro volta nel percorso di riorganizzazione della rete avviato entro la perentoria scadenza del 31 maggio. «Ma questo non significa che dal 1° giugno sia scattata la chiusura: abbiamo preso l’impegno di monitorare, da qui al 31 dicembre, l’andamento dei numeri e le condizioni di sicurezza rispetto ai criteri stabiliti, in modo da verificare la sussistenza di margini per ottenere il via libera a un’apertura in deroga, che il comitato nazionale ci ha, per ora, negato», spiega Giancarlo Ruscitti, direttore generale dell’area Sanità.
IL DIBATTITO La notizia del Gazzettino ha acceso il dibattito politico in Consiglio regionale. In particolare attorno al Punto nascita di Castelfranco, dove il tema è oggetto pure di polemica elettorale. Nicolò Rocco (Azione) annuncia un’interrogazione: «Chiedo formalmente che la Giunta venga a riferire con urgenza in aula per chiarire il futuro della struttura». Claudio Borgia (Fratelli d’Italia) ricorda che la soglia dei 500 parti all’anno è stata fissata dal decreto Lorenzin: «La sinistra attacca oggi una norma che ha voluto ieri». Replicano Chiara Luisetto, Monica Sambo e Anna Maria Bigon (Partito Democratico): «Le regole in vigore sono figlie della destra». Schermaglie a parte, il dg Ruscitti riepiloga la vicenda: «Nel 2022-2023 le evidenze nazionali, considerata la tendenza demografica in atto fra calo delle nascite e invecchiamento delle puerpere, hanno indicato la necessità di prestare attenzione al fenomeno. Come ad altre Regioni sotto osservazione, anche al Veneto sono state chieste da una parte la verifica sui numeri, dall’altra le misure di supporto in caso di problemi come parto anticipato, feto in sofferenza, partoriente in difficoltà, che richiedono la presenza della Terapia intensiva neonatale e un’adeguata disponibilità di specialisti con esperienza. Purtroppo dai dati forniti è emerso che quelle 4 sedi non possiedono i requisiti di sicurezza indicati dal ministero per le donne e per i bambini. La delibera non poteva che penderne atto, con l’impegno a continuare l’analisi per tutto il secondo semestre dell’anno. Aggiungo che, in ogni caso, la chiusura dei Punti nascita non comporterebbe la dismissione di Pediatria e Ginecologia». LE MISURE Portato in approvazione dall’assessore Gino Gerosa, il testo apre «un percorso di riconversione funzionale» delle strutture «sub-standard», così da evitare il «rischio che la Regione del Veneto venga considerata inadempiente per le annualità 2022 e 2023 rispetto alle richieste formulate dal Comitato Lea», con conseguente taglio dei fondi. Fra le misure varate dalla Giunta, per accompagnare «una transizione programmata» e sostenere l’eventuale chiusura definitiva, c’è «la presenza di personale ostetrico territoriale, anche con sportello telefonico, quale elemento strutturale di presidio di prossimità per garantire l’intercettazione precoce del bisogno ostetrico e l’orientamento appropriato della gravida verso il nodo di rete più idoneo». Traduce il dg Ruscitti: «Le ostetriche in servizio nelle Case di comunità e nei Consultori potranno intervenire per supportare le partorienti, stabilendo con loro un rapporto di fiducia che sopperisca al disagio dello spostamento verso un ospedale più lontano da casa. Questo si integrerà con le attività di telemedicina e con i sistemi di trasporto per la gestione delle emergenze dei neonati e delle mamme. Inoltre ci è stato chiesto di sperimentare forme di ospitalità in sicurezza della gravida: uno o due giorni prima del termine presunto della gestazione, la donna viene portata in un luogo confortevole nelle vicinanze dell’ospedale designato». L’attuazione di tali interventi in questi sette mesi dirà se saranno possibili deroghe, attualmente più probabili per Portogruaro e per Adria, piuttosto che per Castelfranco e Valdagno. Giovanni Leoni, presidente dell’Ordine dei medici di Venezia, è fiducioso per il Punto nascite di Portogruaro: «Allo stato la situazione sembra in miglioramento come numeri e la possibile prossima chiusura di Latisana, in zona confinante, potrebbe migliorarli ulteriormente in tempi brevi. Il tutto naturalmente nel rispetto dei protocolli di sicurezza per le nostre famiglie sempre ineludibili».







