Presidente Prete, partiamo dallo stato dell'arte, ovvero dalle imprese iscritte alle CdC: è un caso che il saldo attivo più consistente si registri al Sud?«No, non è un caso. Un ruolo lo ha avuto sicuramente il PNRR ma ha contato anche la maggior presenza di imprese giovani nel Mezzogiorno. Spesso le nuove imprese nascono troppo fragili ma il saldo positivo è un dato che fa ben sperare» risponde Andrea Prete, Presidente di Unioncamere, l’Unione delle Camere di Commercio che domani e sabato terrà a Paestum la Conferenza nazionale.

A Paestum ragionerete di Europa e giovani con testimonial di prestigio come Enrico Letta e Antonio Patuelli. Pensa anche lei che l'UE debba fare di più? «Penso che l’Europa debba prima di tutto affermarsi come realtà unica. I singoli Paesi, da soli, non possono competere. I grandi investimenti che occorre fare per mantenere il passo richiedono una massa critica che solo una Europa coesa può garantire. L’innovazione non aspetta. Draghi ce lo ha detto anni fa: l’Europa è indietro sotto questo aspetto ma ancora ce la potrebbe fare. La stessa cosa riguarda la difesa. Fino ad oggi gli europei si sono sentiti protetti dalla Nato. Ora è indispensabile contribuire attivamente alla difesa comune. E poi serve un vero mercato unico dei capitali. Letta ne è un paladino. A Paestum parleremo di questo e del fatto che è indispensabile mobilitare il grande risparmio privato europeo verso investimenti strategici in infrastrutture, innovazione, energia e tecnologia».E di questo è da tempo sostenitore il presidente ABI Patuelli… «Esattamente. Oggi l’Europa possiede una delle maggiori capacità di risparmio al mondo, ma questi capitali restano spesso frammentati o vengono investiti fuori dal continente. La Commissione europea stima che circa 10.000 miliardi di euro di risparmi familiari siano detenuti nell'UE sotto forma di depositi bancari a basso rendimento (conti correnti), invece che essere investiti nei mercati dei capitali dove i potenziali rendimenti potrebbero essere maggiori».Torniamo al Sud: quanto rischia di incidere qui la crisi demografica? Le imprese che non trovano i profili che cercano sono la solo punta dell'iceberg?«Ovviamente molto. Secondo l’Ocse, l’Italia rischia una riduzione di circa il 18% del Pil pro capite al 2050 a causa dell’invecchiamento della popolazione. E la mancanza di giovani è un freno alla crescita della produttività, dell’innovazione e della competitività delle imprese. Istat mostra che le imprese con una maggiore presenza di giovani mostrano un ritmo di crescita del fatturato e dell’occupazione superiore di 1,5 punti percentuali rispetto a quelle che invece impiegano meno giovani».C’è dunque da essere preoccupati per il dopo-Pnrr? «Sono preoccupato come lo sono tutti visto che in Italia permane un problema di produttività del lavoro e, di conseguenza, di bassi salari. La preoccupazione è aggravata dalle tensioni sul prezzo dell’energia causate dalla situazione internazionale. Il Pnrr era una grande occasione che, forse, non è stata sfruttata completamente. Ma il nostro Paese ha sempre saputo trovare le risorse per superare ogni difficoltà e lo farà ancora. Continuiamo a far segnare record di esportazioni e questo è un segnale importante. Il Made in Italy tira ancora».Ma l'Intelligenza Artificiale non è un’incognita per le Pmi? E le microimprese che non innovano sono senza futuro?«L’IA sta trasformando profondamente il lavoro, modificando organizzazione, competenze e modelli economici. Di fatto, sta già cambiando il modo in cui le imprese producono, progettano e prendono decisioni, con un impatto diretto sulla competitività delle economie nazionali. Investire su questo fronte, quindi, è essenziale ma sono essenziali anche le infrastrutture digitali che alimentano l’intelligenza artificiale. E queste, attualmente, sono patrimonio in prevalenza delle big tech americane e cinesi. Le imprese più piccole chiaramente hanno più difficoltà ad investire. Per questo vanno affiancate e indirizzate, come stanno facendo le Camere di commercio attraverso i Punti impresa digitale».