Arrivato sul rettilineo finale dell’attuazione, il Piano nazionale di ripresa e resilienza sembra non mantenere del tutto le promesse ambiziose della vigilia in termini di impatto macroeconomico. Lo denuncia la crescita stentata del Paese, tanto più nelle difficoltà continue di una congiuntura internazionale che non dà tregua. E lo confermano le stime aggiornate dall’Ifel, l’Istituto per la finanza e l’economia locale dell’Anci, per Il Sole 24 Ore. Calcoli che mostrano però anche una conferma, questa volta positiva, di una delle speranze iniziali: la spinta degli investimenti realizzati con i fondi del Next Generation Eu è stata decisamente più intensa a Sud, dove ha generato un aumento di Pil pro capite e di occupazione doppio rispetto al Nord nel confronto con uno scenario in assenza di Piano. L’analisi dell’Ifel è fondata su un modello Var (vettoriale auto regressivo), che tiene in considerazione Pil reale e investimenti fissi lordi reali, entrambi in termini pro capite, l’evoluzione demografica e il ruolo del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) comprensivo del cofinanziamento nazionale e parametrato alla popolazione. Nella dinamica cumulata tra 2021 e 2026, l’Istituto attribuisce al Pnrr una crescita aggiuntiva pro capite di 2,2 punti percentuali: valore che però è figlio di una media tra il +1,5% registrato nel Centro Nord e il +3,26% attribuito al Mezzogiorno. Questa distanza è spiegata soprattutto dagli investimenti nelle infrastrutture.
Pnrr, su occupazione e Pil spinta doppia alle regioni del Sud - L'Unione Sarda.it
Nel Mezzogiorno i fondi Next Generation Eu hanno generato maggiore aumento di prodotto interno pro capite e di occupazione







