Il sopravvissuto della strage al self service della statale 106 ha dovuto combattere con i suoi aguzzini, due kapò e contemporaneamente due amici. Si è salvato. Taj Mohammad Alamyar, 35 anni, afgano giunto in Italia da Jalalabad, conosceva da tempo i pakistani Ahmed Safeer, 32 anni, detto Bat, residente a Villapiana scalo, a dieci minuti d’auto da lui. E Ali Raza, stessa età, stesso domicilio. Erano i due reclutatori di braccia per la raccolta delle fragole a Scanzano Jonico, in Basilicata. Ora sono accusati di aver bruciato vive quattro persone. I motivi? Si indaga tra capolarato e controllo del territorio.

Lunedì scorso, ora di pranzo, tutti e tre erano sul minivan da sette post della Fiat, un Ulysse. Ali, titolare dell’auto, vestito in nero, alla guida. “Bat”, completo bianco, al suo fianco. Dietro, quattro raccoglitori afgani e un pachistano. Tra loro, appunto, Taj Mohammed, seduto al centro negli ultimi sedili. Si erano alzate discussioni a bordo. Qualcuno buttava sacchetti di plastica dal finestrino sulla statale Jonica, e Ali Raza guidava senza criterio. Il minivan viene avvistato da un carabiniere della forestale, di servizio a Trebisacce. Inizia a seguire l’auto, e dopo pochi chilometri, entrata nel territorio di Amendolara, la vede fermarsi al benzinaio Ip di Roseto. Il carabiniere scelto blocca il mezzo con la sua auto. Scende, esibisce il tesserino e redarguisce il conducente: «Così rischia un incidente». Il pachistano annuisce, vuole solo che quel militare se ne vada. E quando accade, le 12.45, dà il via al piano concordato con il connazionale vicino.