C'è un superstite della strage di braccianti compiuta ieri ad Amendolara. Si tratta di un cittadino afghano che viveva insieme alle vittime a Villapiana, Comune non lontano dal luogo dell'omicidio plurimo. «Abbiamo avuto paura di morire». Mohamed, bracciante agricolo afgano, mostra le bende delle ustioni alle telecamere della Tgr Calabria che, in esclusiva, lo ha intervistato. Il giovane bracciante agricolo è l'unico dei sopravvissuti alla mattanza di Amendolara, dove quattro cittadini stranieri sono stati uccisi nella stazione di servizio.

Ai microfoni del giornalista Francesco Salvatore il bracciante ha mostrato le ferite in diverse parti del corpo. Ai microfoni della Tgr ha raccontato che a bruciarli vivi sono stati i loro caporali pachistani. Erano sfruttati e costretti a vivere in condizioni disumane: «Questa è la mafia pachistana», racconta.

Il giovane lavora come stagionale impiegato nella raccolta delle fragole. Basta guardare le immagini delle telecamere di videosorveglianza, acquisite dagli investigatori, per ricostruire la dinamica di quanto accaduto. Dai frame si vedono due cittadini stranieri uscire velocemente dal minivan, mentre dal cofano esce fumo. Uno cerca di tenere chiuso la portiera per non fare uscire i connazionali mentre l'altro complice presumibilmente prende le pompe di benzina per cospargere il mezzo di carburante. Fondamentali per le indagini sono state anche le dichiarazioni del superstite e altre testimonianze. Due cittadini pachistani sono stati fermati per la mattanza di Amendolara.