“Sono vivo per miracolo”. A dirlo è Taj Mohammad Alamyar, sopravvissuto alla strage dei braccianti di lunedì 1 giugno ad Amendolara, in Calabria. L’uomo, migrante afgano, è riuscito a uscire dall’auto in fiamme, dove sono morti bruciati quattro uomini, riportando delle ustioni alle braccia. L’uomo parla anche dei due caporali pakistani arrestati per omicidio, spiegando che c’era stata una lite tra loro perché i braccianti non venivano pagati da oltre un mese.
Bruciati vivi in auto ad Amendolara, parla il sopravvissuto
Il racconto di Taj Mohammad Alamyar
Come è scampato alla strage
Bruciati vivi in auto ad Amendolara, parla il sopravvissuto“Ho visto l’orrore”. Così ai microfoni Rai Taj Mohammad Alamyar, sfuggito alla strage avvenuta lunedì 1 giugno ad Amendolara (Cosenza), in cui sono morti bruciati vivi all’interno di un’auto quattro uomini.“Ho pensato di morire”, dice l’uomo, migrante afgano di 35 anni, unico sopravvissuto al rogo costato la vita a quattro lavoratori migranti, tre afgani e un pakistano. “Sono vivo per miracolo”.ANSAIl distributore di benzina ad Amendolara, dove è avvenuta la tragediaPer la strage nelle scorse ore sono stati arrestati due caporali pakistani, accusati di omicidio plurimo.Il racconto di Taj Mohammad AlamyarAssieme alle vittime e ad altri braccianti, Alamyar viveva a Villapiana, a venti chilometri dal distributore di benzina dove è avvenuto l’orrore.Ogni mattina i caporali li andavano a prendere per portarli a lavorare nelle aziende agricole della zona. “In questi giorni raccoglievamo le fragole a Scansano”, racconta a Repubblica.










