Stando al suo racconto, i due fermati pretendevano dei soldi per il trasporto. Al rifiuto dei lavoratori di pagare, hanno dato fuoco all'auto con dentro le vittime
Oltre ai quattro braccianti bruciati vivi all’interno di un’auto ad Amendolara, nel Cosentino, c’è anche un sopravvissuto. Si tratta di un cittadino di origini afghane che viveva a Villapiana insieme alle vittime, comune vicino al luogo della strage. Intervistato dal Tgr Calabria, l’uomo ha ricostruito i drammatici momenti che hanno preceduto l’omicidio plurimo. Secondo il suo racconto, i due cittadini pakistani fermati dagli investigatori avrebbero preteso dei soldi per il trasporto dei lavoratori. Al rifiuto dei braccianti di pagare, i due hanno cosparso l’auto di benzina e lanciato all’interno un accendino, provocando un incendio che ha intrappolato e ucciso i quattro uomini.
Il racconto del sopravvissuto
Il sopravvissuto è riuscito a mettersi in salvo rompendo un finestrino della macchina. Ora ha entrambe le braccia fasciate a causa delle gravi ustioni riportate durante la fuga. L’uomo ha, inoltre, descritto una condizione di forte sfruttamento e intimidazione. Ha raccontato che lui e gli altri lavoratori sarebbero stati costantemente minacciati con coltelli e pistole per essere costretti a lavorare, senza ricevere alcun compenso. «Non ci davano soldi. Ci fornivano da mangiare e un posto dove stare, ma non ci pagavano», ha dichiarato, parlando anche dell’esistenza di «una grande mafia pakistana». Il caso ha suscitato profonda indignazione. «Ci sono notizie che fanno vacillare la fiducia nell’umanità. Disumani», ha scritto sui social il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, condividendo il video della tragedia.










