Aggiungi come fonte la Gazzetta del Sud
«Il motivo delle discussioni è stato il mancato contratto». Mohammad Taj Alamyar, afghano di 35 anni, unico sopravvissuto alla strage di Amendolara ha raccontato agli inquirenti che cosa è successo la mattina di lunedì scorso quando lui era nel minivan assieme ai quattro ragazzi arsi vivi. Le vittime sono tre afghani e un pachistano: il pachistano Waseem Khan, di 29 anni, e gli afghani pashtun Amin Fazal Khogjani (28), Ullah Ismat Qiemi (19) e Safi Iayjad (27). Per la loro barbara uccisione sono finiti in carcere i due pakistani Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi di 31 anni, accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato da futili motivi.Le minacce nel minivan e la richiesta del contratto
Mohammad racconta i momenti in cui sono stati rinchiusi nella trappola infernale: «Io e questi ragazzi con cui lavoravamo insieme, siamo stati presi da Ali, il conducente del mezzo su cui viaggiavamo. Ali aveva fumato hashish. Il ragazzo a lato passeggero ha preso un coltello e l’ha messo alla gola di uno dei ragazzi che viaggiava con noi. Io mi trovavo seduto dietro. Il conducente era vestito di nero ed è il capo. La persona seduta a lato passeggero era vestita di bianco. Noi lavoratori abbiamo chiesto al soggetto vestito di bianco che doveva farci un contratto lavorativo per noi che siamo arrivati dalla Sardegna. Il capo ha chiamato la Polizia verso le 5. Secondo me ha chiamato la Polizia perchè l’altro aveva tirato fuori il coltello. Quest’ultimo aveva il viso un pò tumefatto. Uno dei ragazzi che è morto ha dato un pugno a quella persona che aveva estratto il coltello».











