Libia Domenico Nico Centrone e Leonarda Dina Alberizia e altri otto membri della carovana umanitaria Sumud 2 (o Maghreb Sumud) dovranno restare in carcere a Bengasi
Domenico Nico Centrone e Leonarda Dina Alberizia e altri otto membri della carovana umanitaria Sumud 2 (o Maghreb Sumud) dovranno restare in carcere a Bengasi, in Libia. Lo ha deciso ieri mattina la procura di Bengasi, il cui procuratore generale ne ha disposto, dopo dieci giorni di fermo, la proroga della custodia cautelare: con i due italiani ci sono anche argentini, un uruguayano, una statunitense, una spagnola, una portoghese, una polacca e un canadese. Ieri il consolato italiano a Bengasi ha fatto sapere di aver presentato una richiesta di visita consolare e, con la Farnesina, di continuare «a seguire la vicenda in raccordo con le autorità locali al fine di consentire il rientro in Italia dei connazionali il prima possibile».
UNA NOTA PROCEDURALE e laconica che ha tutta l’aria dell’imbarazzo di chi non sa bene cosa fare: andando oltre le frasi di circostanza la questione è urgente e, come sempre quando si parla di connazionali detenuti all’estero, dolorosa. Secondo quanto fanno sapere al manifesto fonti da Bengasi, è l’incertezza a regnare in queste ore. E a logorare detenuti e famiglie: la vicenda potrebbe risolversi a breve, in pochi giorni, se finisse con una semplice espulsione amministrativa ma i tempi potrebbero allungarsi in modo indefinito se emergessero contestazioni ulteriori da parte della procura, oltre all’ingresso irregolare in territorio libico: immigrazione clandestina. Un tema, quello dell’immigrazione illegale, caldissimo sui giornali e tra l’opinione pubblica: sui social, proprio in questi giorni, sta prendendo più forza la campagna del movimento «No agli insediamenti e no alla naturalizzazione. La Libia ai libici», che si oppone a qualsiasi ipotesi di reinsediamento o concessione della cittadinanza ai migranti irregolari e, in generale, vede l’immigrazione come la madre di tutti i problemi.














