Ogni giorno che passa è uno in più in detenzione arbitraria in un luogo segreto per Leonarda (Dina) Alberizia, Domenico Centrone e altri otto attivisti della Global sumud convoy, il convoglio di terra partito dalla Mauritania il 25 aprile con l’obiettivo di rompere l’assedio illegale imposto da Israele nella Striscia di Gaza e consegnare ai palestinesi aiuti umanitari salvavita. I dieci si trovano nella Libia dell’est, a Bengasi da ventidue giorni. Oltre tre settimane di notizie spesso ufficiose e col contagocce.

Quasi ogni giorno si apprende di possibili visite ad Alberizia e Centrone da parte del console d’Italia a Bengasi, Filippo Colombo. Per ora gli incontri sono stati soltanto due, se ne attende uno nuovo nei prossimi giorni ma «non possono essere considerate sufficienti le poche note che provengono dall’ambasciata italiana in Libia» ha dichiarato Gennaro Cifinelli, presidente di Zona Franka, che insieme a Udu e Uds ha convocato oggi pomeriggio un presidio a Bari, la città dove Domenico insegna all’università.

Tramite i familiari sono arrivate le nomine agli avvocati di quattro trattenuti. Per i due italiani è stata attivata invece una «via parallela» per ottenere l’assistenza legale. La procedura standard, più rapida, prevede la nomina dietro firma e al momento è inattuabile poiché «gli avvocati non hanno ancora ottenuto il permesso di incontrare i prigionieri», spiega al manifesto Enrica Rigo del team legale della Flotilla.