Come fu un anno fa, con la marcia su Gaza in Egitto e il convoglio via terra di giugno, la missione via terra della Global Sumud si ferma di nuovo in Libia, sempre a Sirte. Due giorni fa, dopo dieci dall’avvio della missione, il gruppo composto da 200 persone e tonnellate di aiuti umanitari è stato attaccato con forza e sgomberato. Militari riconducibili alle forze di sicurezza della Libia occidentale, hanno attaccato le tende: le persone sono state picchiate e trascinate di peso sugli autobus, alcune percosse fino a perdere i sensi. Gli attivisti sono stati scortati fino a Misurata, poi in viaggio tutta la notte fino a Tripoli.

«Sono arrivate forze militari importanti, a viso coperto, armate, numerose camionette – racconta Marco Costantini dalla Libia – C’è stata una escalation, noi siamo stati pacifici, ci siamo rifugiati dentro una moschea, soprattutto le donne, poi hanno iniziando in modo violento a portarci fuori, nonostante avessimo il visto e i permessi per stare in Libia ovest». Questa mattina sette italiani sono rientrati a Fiumicino, altri quattro erano tornati nei giorni prima.

DIVERSO È INVECE il destino della delegazione di dieci persone, di cui due italiani (Domenico Centrone e Leonarda Dina Alberizia) che sempre a Sirte due giorni fa si era diretta al checkpoint per intavolare una trattativa dopo giorni di nulla e nonostante dalla Sumud fossero partiti diversi tentativi, prima via lettera e con due incontri. Gli attivisti provenienti da Spagna, Argentina, Stati uniti, Polonia, Portogallo, Uruguay e Tunisia, sono stati trattenuti da una forza di sicurezza affiliata alle Laaf del generale Khalifa Haftar (le Forze Armate Arabe della Libia).