Dopo un mese di detenzione illegale in Libia, gli attivisti italiani Leonarda «Dina» Alberizia di origini foggiane e Domenico Centrone di Molfetta, insieme a tutta la delegazione del Global Sumud Land Convoy, sono stati finalmente liberati. Il loro rientro in Italia è previsto per oggi, 24 giugno, con l’arrivo da Tunisi all’aeroporto di Roma Fiumicino alle ore 12.50. La notizia della liberazione è stata data direttamente dal Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, attraverso un post sul social X, in cui ha rivendicato il successo dell’operazione grazie a un “intenso lavoro diplomatico” e ringraziato il personale della Farnesina e i servizi di intelligence per l’ottimo lavoro svolto. Tuttavia, oltre al silenzio assordante dei trenta giorni appena trascorsi, nelle dichiarazioni del Ministro non si trova alcuna traccia di una condanna formale per le violazioni del diritto internazionale subite dagli attivisti durante la prigionia, né un riconoscimento per il ruolo cruciale giocato dalla mobilitazione internazionale della società civile.
Continua infatti anche oggi la campagna in collaborazione con Amnesty «Free Them All» in una nuova giornata di mobilitazione nazionale: sono previsti presidi e incontri in numerose città italiane e presso le sedi istituzionali di Milano, Bologna, Parma, Bari, Napoli. La mobilitazione con Amnesty si inserisce in un contesto di gravissime violazioni dei diritti umani in Libia, denunciate dall’organizzazione in un rapporto pubblicato il 23 giugno. Il documento evidenzia come le autorità libiche, rivali tra loro, si siano unite in una campagna discriminatoria e razzista contro le persone migranti e rifugiate, effettuando arresti di massa, detenzioni arbitrarie ed espulsioni collettive. Parallelamente, l’Unione europea starebbe tentando di espandere la propria cooperazione in materia di immigrazione con questi stessi attori, aggravando una crisi umanitaria già drammatica. «È sconvolgente che le autorità libiche, sempre in reciproca rivalità, si associno invece per violare i diritti delle persone migranti e rifugiate», ha dichiarato Diana Eltahawy, vicedirettrice regionale di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa. L’organizzazione ha inoltre messo in luce come l’Unione europea, finanziando i guardacoste libici, sia complice di queste violazioni e rischi di estendere la cooperazione a gruppi armati dell’est del paese, responsabili di crimini di guerra rimasti impuniti.











