Il terminal tre degli arrivi a Fiumicino ha trattenuto il respiro fino alle tredici, quando sono comparsi i volti di Leonarda (Dina) Alberizia, Domenico Centrone e Matias Alvarez Rodriguez, tre dei dieci attivisti della Global sumud convoy detenuti a Bengasi per un mese e rimessi in libertà martedì. Gli altri sette, alla stessa ora, atterravano a Istanbul.

«FISICAMENTE un po’ acciaccati, soprattutto mentalmente stanchi: quello che abbiamo subito in questi giorni è inaccettabile», le prime parole di Centrone. Un trattamento riservato, ha sottolineato, a chi viaggia con «passaporti privilegiati».

Per Alberizia l’attenzione deve restare sulle ragioni della missione e della detenzione: «Siamo persone comuni che non riescono a tollerare di non fare qualcosa per modificare la situazione a Gaza». E subito la richiesta al governo di «adottare tutte le misure possibili per far rispettare il diritto internazionale e per applicare sanzioni verso chi sta portando avanti un genocidio».

AD ACCOGLIERLI, i volti amici: attivisti che hanno preso parte ad altre missioni della Flotilla, alcuni dell’ultimo convoglio di terra, quello degli oltre duecento. Centrone soffia le candeline del suo trentaquattresimo compleanno, per fortuna non dietro le sbarre.