Conferenza stampa in Questura a Cosenza sul racconto delle indagini della strage dei migranti ad Amendolara; Albano: l’omicidio risponde a un piano premeditato e ben definito
COSENZA – Un piano premeditato, incastrato frame dopo frame dai video delle telecamere di sicurezza e blindato dalla testimonianza chiave di un carabiniere. C’è una svolta drammatica nelle indagini sulla strage di Amendolara, costata la vita a quattro braccianti: la Squadra Mobile di Cosenza ha sottoposto a fermo due cittadini pakistani con l’accusa di omicidio plurimo pluriaggravato. A tradirli, oltre alla targa del veicolo, i filmati della stazione di servizio che documentano l’agghiacciante dinamica del rogo e il disperato tentativo di fuga di una delle vittime.
“Gli accertamenti hanno avuto inizio intorno alle 13.30-14. Una volta giunti sul posto, dopo aver cinturato l’area, siamo partiti dall’analisi delle immagini del sistema di videosorveglianza interno all’area di servizio, con una collaborazione importante da parte del gestore e del proprietario della pompa di benzina. Qui abbiamo appreso circostanze importanti. Abbiamo verificato, dal filmato, che pochi istanti prima del fatto, si vede una macchina di cui abbiamo rilevato il numero di targa, che è entrata nella pompa di benzina, si è fermata in corrispondenza del distributore ed è stata raggiunta da un’altra utilitaria con a bordo una persona che è scesa e si è presentata al guidatore”.











