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Omicidio premeditato e aggravato da crudeltà e futili motivi: questa la contestazione mossa dalla procura di Castrovillari, diretta da Alessandro D'Alessio, ai due pachistani accusati della strage di Amendolara. Nella conferenza stampa tenuta a Cosenza il procuratore D'Alessio e il pm Roberta Bello, il questore Antonio Borellli e il capo della Mobile, Gianni Albano, hanno chiarito la dinamica dell'azione criminale culminata nella morte di tre cittadini afgani, un pachistano e nel ferimento di un altro afgano scampato miracolosamente alla morte ma rimasto ferito. Vittime e indagati avevano litigato lungo il tragitto compiuto dall'area di Villapiana fino al distributore di benzina, tanto la Fiat Ulisse su cui viaggiavano«E' stato un episodio di gravità inaudita sia per oggettività, 4 morti, che per le modalità» ha detto D’Alessio nell’incontro con i giornalisti in Questura a Cosenza sulla strage dei braccianti di Amendolara. «L'episodio è stato ricostruito in maniera compiuta in pochissime ore, quasi un arresto in flagranza. Indagini ci hanno consentito di raccogliere, con tutte le cautele del caso, gli indizi di reato. Ho apprezzato, e tutti dobbiamo farlo, l’ennesima pronta risposta dello Stato. Lo dobbiamo soprattutto alla gente del Sud».