di
Marco Molino
Il Coordinamento Recupero Scale di Napoli ha censito circa duecento itinerari obliqui per sfuggire all'affollatissimo centro storico, tra Caravaggio e Troisi
(BdI n. 1.094) Visto da quassù, il mare diventa uno spazio remoto. Quegli squarci di azzurro che si aprono d’improvviso tra un balconcino e un alberello di limoni, dimostrano quanto ci siamo allontanati dalla costa, un gradino alla volta… Anche se l’immagine di Napoli è spesso associata alla baia da cartolina, è pur vero che la città si estende in gran parte su colline e promontori dove il tessuto urbano può ramificarsi, inevitabilmente, solo verso l’alto. Da tempo immemorabile, ripide scalinate consentono di seguire questi sentieri che s’inerpicano tra palazzi, antichi cortili e inattesi giardini. Il mondo cambia mentre saliamo e quasi dimentichiamo il centro storico gremito di turisti che ferve laggiù in pianura. I circa duecento itinerari obliqui censiti dal Coordinamento Recupero Scale di Napoli promettono altrettanti viaggi tra le oasi residuali della città rurale, dimensioni sospese in cui riscoprire il piacere della lentezza, delle antiche consuetudini che altrove non hanno resistito, ascoltando magari il cinguettio degli uccelli che qui non è fagocitato dal frastuono delle auto e dal vociare della folla.









