Non esiste una città piena di turisti dappertutto. Esistono vie, centri storici, belvedere, fontane, ponti, piazze e Instagram spot presi d’assalto. Tutto intorno, però, c’è una città che spesso viene ignorata, perché fuori da una lista, una guida o una classifica delle cose da vedere o da provare. Si può quindi aggirare l’overtourism anche restando nelle città più visitate, scegliendo di dirigersi verso le retrovie. È lì, fuori rotta, che resiste e a volte nasce un’altra città gastronomica. Dove le persone, che non sono turisti, mangiano, fanno la spesa, prendono il caffè, comprano il pane, si incontrano per un aperitivo, vanno a pranzo o a cena senza dover prenotare con settimane di anticipo o pagare prezzi gonfiati.

Qui non si tratta di andare in periferia o nelle retrovie cittadine come se fosse una spedizione per cercare chissà che, ma di cambiare sguardo, o semplicemente cambiare via, per cercare i quartieri in cui il cibo è ancora parte della vita quotidiana, vera, e non solo una experience da turisti. Ogni città resiste a suo modo, chi ci vive lo sa. Bisogna patire un leggero senso di spaesamento, che vale il viaggio, soprattutto vale il bello di scoprire, per una volta, qualcosa di autentico, perché fuori rotta è prima di tutto un modo di scegliere la propria meta e lasciarsi sorprendere da ciò che vi si trova.