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Francesca Menna

Via Mezzocannone, nel cuore della città: polemiche sul restyling. Vicino agli antichi basoli posizionate le mattonelle di pietra etnea

In via Mezzocannone, a Napoli, basta un passo per accorgersene: un piede sullo storico basolato vesuviano, l’altro sulla pietra etnea. La strada degli universitari diventa bicolore. L’effetto visivo è immediato quanto spiazzante e riaccende la polemica sui materiali impiegati nel restyling delle strade di Napoli. Soprattutto nel centro storico, il più grande d’Europa nonché sito Unesco. «La pietra etnea non ha nulla a che vedere con la nostra città», commenta Antonio Pariante, presidente del Comitato Portosalvo e membro del Comitato tecnico-scientifico per l’aggiornamento del Piano di gestione del sito Unesco. «Oltre a essere più fragile e qualitativamente inferiore rispetto al basolato, non è affatto coerente con l’armonia e le caratteristiche del centro storico. Contrasta con l’unità stilistica del territorio, storicamente legata alla pietra lavica vesuviana che da secoli costituisce il suolo della città».

La tutela del patrimonio artistico e monumentale del sito è, almeno sulla carta, garantita da un sistema di norme che va dal Codice dei Beni culturali alla legge Galasso del 1985, fino ai vincoli connessi al riconoscimento Unesco. «Il problema — osserva Giulio Pane, professore di Storia dell’architettura — è che alla quantità di leggi non corrisponde una pratica ordinaria della manutenzione, della ricerca della qualità e quindi anche della bellezza dello spazio pubblico». La sostituzione dei basoli vesuviani con la pietra etnea ha interessato vaste aree della città e del sito Unesco e prosegue da almeno dieci anni. In principio fu Borgo degli Orefici, poi Porta Capuana e via Toledo — nuovamente in rifacimento anche a seguito dei numerosi contenziosi con il Comune per le cadute dei passanti — fino ad arrivare a via Partenope e Nazario Sauro e, appunto, Mezzocannone.