Cucù, il sindaco Manfredi. Che c’è e non c’è. La politica culturale è importante, è un magnete. Napoli sempre più un set per selfie, un brand come la Coca Cola. Ops, fatemi dire come un Taurasi di Meo, di terra irpina. Napoli, città occupata dall’esercito dei distrutturisti, i residenti del centro storico protestano anche sui disservizi ma non hanno voce. Parigi, la città culturale per eccellenza, ha una metropolitana brutta ma che funziona bene. Noi abbiamo la metropolitana d’arte, la più bella del mondo, ma funziona a singhiozzi.

Adesso sta per arrivare con il vento in poppa anche l’American Cup e il Procuratore di Napoli (che io amo) Nicola Gratteri, all’evento antiracket a Palazzo Fuga, interviene sugli appalti poco trasparenti del trofeo velico più importante al mondo: “Lavoriamo per prevenire infiltrazioni della camorra”. Il sindaco dice di essere sereno e ha sottolineato che fenomeni quali racket e usura “toccano la vita dei cittadini e degli imprenditori e limitano anche la capacità di espansione dell’economia perché costituiscono un grande deterrente sulla possibilità di investire. Sono stati fatti passi avanti rispetto al passato, c’è ancora timore ma oggi chi denuncia, e i casi sono tanti, deve sentire il sostegno delle istituzioni e la solidarietà della comunità”.