La due giorni di Treviso rischia di trasformarsi nel processo politico a Matteo Salvini. Zaia, Fedriga e Fontana chiedono un congresso straordinario e il ritorno alla Lega dei territori. Sullo sfondo l'incubo Vannacci e la nuova legge elettorale. Altro che rilancio. Altro che bagno di folla nella patria del prosecco. La convention che Matteo Salvini sta preparando a Treviso rischia di trasformarsi nel giorno del giudizio del Capitano. Ufficialmente sarà una due giorni dedicata al futuro della Lega. Ufficiosamente, secondo quanto raccontano diversi dirigenti del Nord, sarà il momento in cui verrà presentato il conto politico al leader che per oltre dieci anni ha guidato il Carroccio trasformandolo da partito territoriale a forza nazional-sovranista. Il problema per Salvini è che ormai la contestazione non arriva dai soliti nostalgici del Nord produttivo. Stavolta il malessere attraversa amministratori, consiglieri regionali, parlamentari e governatori. E ha un nome e un cognome ben preciso: Luca Zaia.L'ex governatore del Veneto, ancora oggi il politico leghista più forte sul territorio, avrebbe ormai maturato una convinzione: così la Lega non ha futuro. I sondaggi che circolano nelle chat interne vengono letti come bollettini di guerra. Il partito oscilla attorno al 6% mentre Roberto Vannacci continua a crescere e ad attrarre militanti, amministratori e persino parlamentari. Presto, si teme, il partito scenderà sotto la soglia psicologica del 5%, per poi crollare completamente.Ma l'incubo che terrorizza il gruppo dirigente non è tanto il calo elettorale. È il sorpasso. Perché se il movimento di Vannacci dovesse superare la Lega, il mito del Capitano verrebbe definitivamente archiviato. Per questo motivo a Treviso potrebbe andare in scena qualcosa di molto più serio di una semplice discussione politica. Il fronte nordista vuole un congresso straordinario prima delle elezioni politiche. Non un appuntamento rituale ma una vera resa dei conti sulla linea e sulla leadership.Il messaggio che Zaia, Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga intendono recapitare a Salvini sarebbe brutale nella sua semplicità: basta rincorrere Giorgia Meloni sul terreno del sovranismo, basta inseguire Vannacci sul patriottismo muscolare. La Lega deve tornare a essere la Lega. Tradotto: federalismo, autonomie, sindaci, imprese, partite Iva, territori. Quella che fu la forza del movimento prima della svolta nazionalista.Non è un caso che Zaia abbia sempre rifiutato incarichi nazionali senza una modifica della linea politica. Dietro le quinte molti raccontano che il governatore veneto considera conclusa l'esperienza della Lega salviniana e immagina un nuovo modello simile all'asse Cdu-Csu tedesco: una Lega nazionale a Roma e una fortissima Lega del Nord nei territori. Ma il vero detonatore dello scontro potrebbe essere la nuova legge elettorale by Meloni. Nel Nord la leggono come una trappola. Con il proporzionale e il ridimensionamento dei collegi uninominali verrebbe infatti drasticamente ridotto il peso dei territori dove il Carroccio continua a raccogliere consenso. Molti amministratori interpretano l'accordo tra Salvini e Meloni come una resa preventiva. Un patto che rafforza Palazzo Chigi ma indebolisce ulteriormente la rappresentanza leghista nelle regioni settentrionali.Da qui nasce la sensazione che stia per aprirsi una fase nuova. Sempre più parlamentari osservano con attenzione la crescita di Vannacci. Altri guardano a Zaia come all'unico dirigente in grado di fermare l'emorragia e ricostruire un'identità politica riconoscibile. Per ora nessuno parla apertamente di successione. Ma nelle stanze del potere leghista la domanda circola già da settimane: Salvini accetterà di convocare un congresso che potrebbe mettere in discussione la sua leadership, oppure proverà a resistere? La risposta potrebbe arrivare proprio da Treviso. Nella terra dove la Lega continua a vincere e dove Zaia resta il vero dominus politico del Nord. Per il Capitano, stavolta, il prosecco potrebbe avere un sapore molto amaro.