PADOVA - Il Valorugby Reggio è campione d'Italia. Per la prima volta nella sua storia e con pieno merito. La partita che il Petrarca voleva, o forse sognava, è durata poco più di venti minuti. È bastata una rimessa laterale, con un drive che parte lento, ma poi ingrana una marcia alta e che porta alla meta di Milani, trasformata da Hugo, per far emergere crepe nelle certezze della difesa dei bianconeri padovani.

In campo Crepe che si sono progressivamente ingrandite fino a diventare voragini che la buona volontà non è bastata a tappare. La meta di Resino, la seconda dei reggiani, è esemplare: giocate veloci sullo stretto lungo la linea laterale destra tra Brisighella, Colombo e Cuminetti, che saltano troppo facilmente le guardie del Petrarca, fino a liberare la corsa di Resino fin oltre la linea danno pienamente l'immagine di una squadra che si sta sfaldando, che non c'è più. Anche se il punteggio in fondo è di 14-5, la meta messa a segno solo pochi minuti prima, al 16', da Scagnolari, è già un pallido ricordo, la pressione costante esercitata in quel primo quarto d'ora fa già parte di un passato che ad ogni minuto diventa più remoto. Il Valorugby ormai è padrone del campo, superiore in tutte le fasi di gioco, mischie ordinate tradizionale punto di forza dei padovani comprese. La meta di Leituala, propiziata da Hugo, al tramonto del primo tempo, che porta il parziale sul 21-5, segna l'ancora inconscia resa definitiva del Petrarca. Inconscia perché l'orgoglio non manca a questi giocatori, quasi tutti alla partita di congedo, e ad inizio ripresa la squadra bianconera ci prova con tutto quello che ha. Che purtroppo è poco, troppo poco in questa giornata che pare e diventa anche moralmente più autunnale che primaverile. Zapata fallisce due lanci consecutivi da rimessa laterale e, come dice la legge di Murphy, se una cosa può andar male, lo farà.La prestazione Al Valorugby riesce tutto, al Petrarca no. Nei secondi quaranta minuti nonostante le buona volontà, non riesce mai ad essere realmente minaccioso, non mette a referto più nulla, si ferma a quei 5 punti realizzati al sorgere dell'incontro. Il Valorugby fondamentalmente controlla la situazione, non ha più la necessità di acellerare, Hugo e Casillo la fanno da padroni, gestendo bene le varie situazioni. Dalle tribune gremite di tifosi, gli incitamenti diventano via via più tiepidi, ma a fine gara l'applauso è lungo, bello, sincero, onesto. È il ringraziamento per quanto fatto da questo Petrarca che è stato capace di dare il massimo in ogni occasione, che pur sapendo di non avere un domani, di essere giunto al capolinea, è riuscito nell'impresa di far fuori il Rovigo in semifinale. Ma non a battere il Valorugby che sul campo ha dimostrato di essere più forte, che in questa stagione è stato sempre superiore al Petrarca e che si è meritato di vincere lo scudetto.