di
Dimitri Canello
La finale si è giocata a Padova davanti a 8mila tifosi: gli emiliani hanno colpito nei momenti chiave, evitando la rimonta dei tuttoneri nella ripresa
Il verdetto più crudele arriva sotto un cielo pieno di nuvole minacciose. Lo scudetto che scivola via dalle mani del Petrarca proprio davanti alla sua gente, in uno stadio tutto esaurito trasformato da teatro di festa a scenario di una delusione cocente. Alla fine è 27-5 per il Valorugby: campione d’Italia per la prima volta nella sua storia per una una sentenza netta, pesante, che chiude una finale a senso unico e lascia Padova con l’amaro più difficile da mandare giù. Per i tuttineri guidati da Victor Jimenez doveva essere il pomeriggio dell'impresa, il momento perfetto per alzare lo scudetto davanti al proprio pubblico pur nella consapevolezza di uno scoglio durissimo da superare. Invece la partita si è progressivamente trasformata in un incubo sportivo, con il Valorugby più forte, più squadra, più attrezzata per il traguardo finale.
La partitaL’avvio, in realtà, aveva illuso il Plebiscito. Il Petrarca era partito con intensità, occupando il campo e trovando anche la prima meta con Scagnolari, che aveva acceso lo stadio e dato l’illusione di una finale indirizzata. Ma è stato solo un lampo. La risposta del Valorugby è arrivata con una progressione metodica e inesorabile, costruita sulla solidità degli avanti e sulla lucidità della mediana. Il sorpasso emiliano ha cambiato completamente l’inerzia del match. Da quel momento in poi, il Petrarca ha iniziato a perdere metri, ordine e certezze. Errori in touche, palloni persi in avanti, falli ripetuti nei breakdown: ogni piccola crepa è stata trasformata in opportunità dagli emiliani, che hanno imposto ritmo e precisione. Le mete di Milano, Resino e Leituala hanno progressivamente scavato il solco, mentre i calci di Hugo hanno tenuto costantemente lontano il Petrarca dalla zona rossa del campo. Padova ha provato a reagire con generosità, ma senza mai riuscire davvero a rientrare in partita. Ogni tentativo di risalita si è infranto contro una difesa reggiana compatta, aggressiva, quasi impenetrabile.












