Se la scintilla originaria del Valorugby risale al 2012, quando un Enrico Grassi del tutto digiuno di palla ovale si avvicinò per la prima volta come spettatore al rugby, la nascita del club va datata 2018, anno nel quale Grassi, non più digiuno ma anzi già appassionato di palla ovale, decise di rilevare i diritti sportivi del Rugby Reggio per dar vita a un club di nuova impostazione, pur continuando a utilizzare gli impianti e parte del personale del club storico. La nuova società fu intitolata Valorugby in omaggio a un già avviato progetto che portava lo stesso nome e che si proponeva di creare un ponte, attraverso il rugby, tra il mondo di scuola e università e quello delle aziende.
"Al nome Valorugby aggiungemmo poi quello della regione, dunque Valorugby Emilia – ricorda Valeria Prampolini, già allora collaboratrice di Grassi e oggi suo braccio destro nella gestione del club – poiché pareva profilarsi la possibilità di una franchigia territoriale che assorbisse i migliori talenti di un territorio più ampio rispetto alla nostra provincia".
Come avvenne l’incontro tra un imprenditore illuminato come Grassi e uno sport che nella nostra provincia era di nicchia?
"Grassi fu invitato come spettatore a una partita di campionato e rimase ammaliato dal contrasto tra il fango, la lotta e il rispetto cavalleresco tra i giocatori – ricorda Prampolini – mai visto così tanto fango come in quella partita del 2012; a volte quando ci torna in mente quel match diciamo scherzando che è proprio grazie al fango se è nato il Valorugby e che forse qualcuno aveva aggiunto apposta acqua in grande quantità prima della partita. Il presidente tenne a lungo una foto di quella partita nel suo ufficio, tanto ne fu ammaliato".










