Troppo poche le ferie a sua disposizione autorizzate dal dirigente scolastico. Così l'assistente amministrativa di una scuola in provincia di Pavia ha manomesso il sistema Argo e si è allungata le vacanze. Secondo lei «in buona fede»
Fino all’ultimo grado di giudizio l’assistente amministrativa di un istituto pavese ha sostenuto la stessa linea, ovvero che dietro le ferie in più ci fosse soltanto una svista. Una condotta da leggere come «un errore dovuto a negligenza e colpa», secondo la sua difesa, e non come una «fraudolenta alterazione dei dati». Una tesi che però non ha mai trovato ascolto. Dopo il licenziamento senza preavviso, il Tribunale di Pavia aveva respinto il suo ricorso e la Corte d’Appello di Milano aveva confermato la decisione di primo grado. Come racconta Manuela Marziani sul Giorno, restava un’ultima carta, la sezione Lavoro della Cassazione, ma anche lì l’ormai ex lavoratrice ha incassato una sconfitta su tutta la linea.
Cosa ha deciso la Cassazione sul licenziamento
La Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda rigettando in via definitiva il ricorso presentato contro la decisione del ministero dell’Istruzione. Per i giudici quanto accaduto non è stato una banale irregolarità ma una «violazione particolarmente grave degli obblighi di correttezza e fedeltà nel pubblico impiego». Nella sentenza del 22 maggio si legge che la dipendente aveva agito «indebitamente e intenzionalmente», intervenendo sul software per modificare i giorni di ferie autorizzati dalla dirigente scolastica e poi effettivamente goduti. Con il ricorso respinto, all’assistente amministrativa è toccata anche la condanna alle spese, liquidate in 4mila euro di compensi a favore del ministero, oltre alle spese a debito.











