PORDENONE - Il licenziamento era avvenuto più di un anno fa, nel febbraio 2025. Dopo numerose assenze per malattia e un lungo periodo di aspettativa, alla professoressa di una scuola superiore di Pordenone era stata recapitata la lettera di licenziamento. La 62enne friulana (che vuole restare anonima), disabile e con una mamma 90enne a cui badare, si era ritrovata fin da subito in gravi difficoltà economiche. Tanto che era scattata anche una gara di solidarietà. Ma una settimana fa è arrivato il “colpo di grazia”: il ministero dell’Economia le ha inviato una richiesta di recupero di 18.078, 23 euro imponibili, che al netto diventano 13.920, 23.

Insomma, la docente senza lavoro dovrà rimborsare alla Ragioneria dello Stato di Trieste-Gorizia quasi 14mila euro. Motivo, durante 11 mesi di malattia avrebbe dovuto percepire assegni ridotti e durante i sette mesi e mezzo di aspettativa non avrebbe dovuto ricevere alcun compenso. Invece, nonostante l’insegnante avesse compilato tutte le richieste per tempo, lo stipendio ha continuato ad arrivare in modo regolare. E adesso la batosta. «A causa di lungaggini burocratiche - afferma Giuseppe Mancaniello, segretario generale Flc Cgil Pordenone - la collega si ritrova a dover pagare 14mila euro tutti insieme. Una persona con difficoltà di salute può non avere contezza ogni mese dello stipendio che le viene accreditato. La decurtazione dovrebbe avvenire subito, con il protrarsi dei giorni di malattia e non richiedere soldi a distanza di anni. L’insegnante chiederà la rateizzazione, ma dopo più di un anno senza lavoro è difficile comunque saldare il debito».