Il maestro dirige migliaia di coristi al Pala Ravenna. "Gli americani invece lo affidano a un solista"
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Il 2 giugno festa della Repubblica non si può che lavorare sull'Inno e alla fine tutti in piedi con la mano sul cuore nella due giorni in cui Riccardo Muti ha fatto il suo spettacolo da "tribuno" per i 3.546 coristi che sono venuti al Pala De Andrè di Ravenna, da tutte le regioni d'Italia, pieni "di una grande elettricità, di un'energia che si sente". Li accompagna nella prova di un brano, Fratelli d'Italia, Il Canto degli italiani, insomma l'Inno nazionale di Goffredo Mameli, "che deve essere tenuto con nobiltà" e che "ascoltatemi politici - aggiunge -, deve essere cantato dalla moltitudine. Mentre ora si è presa l'abitudine all'americana di farlo cantare da una persona sola. La massa corale ha una potenza che la persona singola non può avere. Adesso cantiamo e lo mandiamo al presidente". Una lettura dettagliata, parola dopo parola, ma nella coscienza "che nessuno può veramente capire tutto fino in fondo, perché la musica esprime l'inesprimibile". Il maestro quell'inesprimibile lo insegue ancora una volta con tutta la sua forza e il suo talento. Si parte dall'Ave Verum Corpus di Mozart, per poi passare a Casta diva, dalla Norma di Bellini, per arrivare al coro a cappella nella Messa da Requiem di Verdi e chiudere infine con il Prologo dal Mefistofele di Arrigo Boito. Rai 5 trasmetterà a luglio (9, 16, 23 e 30 alle 22.30 circa) il documentario in 4 puntate - condotto da Jacopo Veneziani - realizzato in occasione della prima edizione dell'anno scorso. "State per cantare una delle pagine che sono cadute dal cielo a Mozart, poche note scritte solo sei mesi prima della morte. Ora cantiamo poi cerchiamo di sviscerare questo gioiello".











