Riccardo Muti e i 3546 coristi arrivati a Ravenna da tutta Italia: tra loro, il padre di Riccardo Minghetti, ucciso a Crans-MontanaSono le cinque del pomeriggio al Pala De André. Le due giornate di lezioni e di prove con più di 3500 coristi arrivati da tutta Italia stanno quasi per arrivare al termine, ma Riccardo Muti ha un’ultima dedica. La più profonda, la più struggente. "So che qui fra noi c’è anche il papà di Riccardo Minghetti, un ragazzo che insieme ad altri è rimasto vittima della tragedia di Crans Montana, e c’è anche il coro di Roma che ha cantato al suo funerale. Trovano nella musica un conforto a una tragedia così immane – dice il Maestro –. Vorrei dunque che tutti noi dedicassimo l’Ave Verum Corpus a Riccardo e a tutti gli altri giovani che sono morti in quell’orrendo incendio per colpevolezza e superficialità e delinquenza di altri". Tanti hanno le lacrime agli occhi mentre la musica sgorga meravigliosa, con la sua capacità di lenire dolori e ferite: "Credo fermamente nella potenza della cultura e dell’arte", confida il Maestro.

Lo aveva promesso lo scorso anno, alla prima edizione: "Visto il successo anche inaspettato, stiamo pensando che forse potremmo continuare", aveva detto. E così è stato. Per due giorni al Pala De André di Ravenna si sono dati appuntamento 3546 coristi di tutte le regioni italiane per la seconda edizione di Cantare amantis est, la straordinaria “chiamata alle arti“ del Maestro nell’ambito di Ravenna Festival, un invito a cantare insieme e a condividere un momento di comunità nella bellezza della musica, nel nome di don Minzoni, il parroco romagnolo che nel 1923 fu vittima della violenza fascista. Alla prima edizione avevano risposto in 3116, quest’anno sono stati ancor di più: 459 cori (professionali o amatoriali), 696 coristi individuali, 116 voci bianche. Dai 6 ai 93 anni. "Qui si vede l’Italia vera, e questa è la dimostrazione che in questo Paese c’è un humus, un fondamento che fa ben sperare per il futuro. E siete voi", ha detto il Maestro.