(di Elisabetta Stefanelli)RAVENNA, 02 GIU - Il 2 giugno festa della Repubblica non si può che lavorare sull'Inno e alla fine tutti in piedi con la mano sul cuore nella due giorni in cui Riccardo Muti ha fatto il suo spettacolo da ''tribuno'' per i 3.546 coristi che sono venuti al Pala De Andrè di Ravenna, da tutte le regioni d'Italia, pieni ''di una grande elettricità, di un'energia che si sente''. Ai suoi ''bambini'' nelle prime file e agli adulti dietro, il maestro chiede di alzare la mano, quelli che ''veramente credono di essere pronti alla morte'' Ovviamente nessuno lo fa e quindi chiosa: ''allora bisogna cambiare il testo''. Li accompagna nella prova di un brano, Fratelli d'Italia, Il Canto degli italiani, insomma l'Inno nazionale di Goffredo Mameli, ''che deve essere tenuto con nobiltà'' e che ''ascoltatemi politici - aggiunge -, deve essere cantato dalla moltitudine. Mentre ora si è presa l'abitudine all'americana di farlo cantare da una persona sola. La massa corale ha una potenza che la persona singola non può avere. Adesso cantiamo e lo mandiamo al presidente''. Una lettura dettagliata, parola dopo parola, ma nella coscienza ''che nessuno può veramente capire tutto fino in fondo, perchè la musica esprime l'inesprimibile''. Il maestro quell'inesprimibile lo insegue ancora una volta con tutta la sua forza e il suo talento: da' lezioni di lingua ma anche di dialetto, di storia, di storia della musica, di poesia, con i ricordi di una vita, e che vita! L'Italia e il mondo che abitano nel cuore di Riccardo Muti, la sua sapienza, la sua simpatia lui li restituisce ancora una volta in questa spettacolare due giorni di ''Cantare amantis est'', una masterclass, una chiamata popolare per coro, in cui si parte dall'Ave Verum Corpus di Mozart, per poi passare a Casta diva, dalla Norma di Bellini, per arrivare al coro a cappella nella Messa da Requiem di Verdi e chiudere infine con il Prologo dal Mefistofele di Arrigo Boito. Rai 5 trasmetterà a luglio (9, 16, 23 e 30 alle 22.30 circa) il documentario in 4 puntate - condotto da Jacopo Veneziani - realizzato in occasione della prima edizione di Cantare amantis est, dell'anno scorso. ''State per cantare una delle pagine che sono cadute dal cielo a Mozart, poche note scritte solo sei mesi prima della morte. Ora cantiamo poi cerchiamo di sviscerare questo gioiello''. Comincia così per i 3.546, tutti con la maglietta blu di questo secondo, spettacolare appuntamento, intonano l'Ave Verum Corpus seguendo i gesti del maestro che li segue dal palco. ''Avete cantato bene con affetto, con amore con espressività, ma ci sono aspetti dentro le note che vi sottolineo. Lo rifaremo due e tre volte e vedrete che cambierà molto''. E alza il braccio dal pianoforte con le note a far lievitare il testo, camicia e pantaloni lunghi, rigorosamente neri, spiega frase dopo frase che ''c'è un rapporto diretto tra parola e musica, la conduzione della melodia viene suggerita dal significato della parola''. Sono tutte le sfumature della musica meravigliosa di Mozart che Muti va ad analizzare, tra il nero della morte e lo splendore del Paradiso. ''Voi siete espressione della vera musica dell'intimità'', così si usa quel sottovoce ''che nel teatro non esiste più perchè si urla soltanto''. E scherza come sempre ''senza voce perchè conosceva i tenori''. ''Se lo fate bene lo mandiamo al Papa'', dice Muti e qualcuno urla ''viva Leone'' mentre racconta la morte drammatica e solitaria di Mozart. ''Quando muore il funerale lo seguono in pochi e poi inizia a piovere, come a Molfetta alle processioni il venerdì santo se piove i preti se ne scappano. E' finito anche Mozart, da solo, in una fossa comune.