La guerra nel Golfo continua a surriscaldare i prezzi europei. L’ultima fotografia diffusa ieri da Eurostat, aggiornata al mese di maggio, evidenzia un’ulteriore accelerazione dell’inflazione nell’area euro al 3,2%, dal 3% registrato ad aprile. A mettere il turbo ai prezzi è soprattutto la componente energia, che rispetto a maggio 2025 schizza del 10,9% in lieve aumento sul mese precedente, ma il segno più interessa tutte le categorie di beni e servizi. Alimentari, alcolici e tabacco salgono del 2%, pur in decelerazione dal 2,4% di aprile e i beni industriali non energetici crescono dello 0,9%, rispetto allo 0,8% del mese scorso. Preoccupa il balzo dei servizi, a +3,5% dal 3% di aprile. E anche l’accelerazione dell’inflazione core - che esclude componenti più volatili come energia, cibo, alcolici e tabacco - salita al 2,5% dal 2,2% di aprile -fa suonare l’allarme prezzi in tutto il continente.
Non tutti accusano comunque il colpo allo stesso modo: in Bulgaria il dato schizza al 6,3%, in Lituania al 5,1% e in Grecia al 5%. Tra le economie maggiori, invece, in Spagna il dato sale al 3,6%, in Italia al 3,3%, in Francia al 2,8% e in Germania al 2,7%.
Senza grandi schiarite all’orizzonte sul fronte del negoziato tra Stati Uniti e Iran sembra impossibile l’emergenza prezzi posa rientrare in tempi brevi e sul fronte domestico sono di minimo conforto gli aggiornamenti diffusi ieri dal Mimit sui prezzi dei carburanti, con il gasolio sceso sotto la soglia psicologica dei due euro. A pochi giorni dalla scadenza del taglio delle accise, che il governo non sembra orientato a prorogare, i prezzi alla pompa sono destinati a schizzare nuovamente verso l’alto.











