Persiste ancora una specie di cessate il fuoco tra l’Iran e gli Usa che non convince nessuno. Sono passati più di tre mesi dall’inizio di quella che in Iran viene chiamata «la guerra di Ramadan». Resta in mezzo un documento a metà, il cosiddetto «memorandum d’intesa» che nessuno ha ancora firmato. Mentre i diplomatici si affannano e i generali si preparano al peggio, la popolazione dei paesi più vulnerabili scivola verso la fame per l’effetto della crisi.

UNA FONTE informata ha riferito all’agenzia Fars che attualmente Iran e Stati uniti non stanno scambiando alcun messaggio e che i negoziati finalizzati al raggiungimento di una prima intesa sarebbero stati sospesi per alcuni giorni. In una telefonata con il presidente del Parlamento libanese Nabih Berri, Mohammad Bagher Ghalibaf, capo negoziatore iraniano, ha affermato che l’Iran è impegnato a ottenere un cessate il fuoco in Libano e ha avvertito che il protrarsi degli attacchi israeliani potrebbe compromettere i negoziati e portare a uno scontro diretto con Israele.

IL GENERALE Hossein Mohebi, portavoce dei Guardiani della rivoluzione, ha dichiarato che dall’inizio del conflitto le capacità operative della Repubblica islamica «sono aumentate». «Oggi le nostre forze armate si trovano in condizioni migliori rispetto al passato», ha detto, aggiungendo che «se il nemico dovesse tornare sul campo di battaglia, il tipo di operazione, la geografia dello scontro e persino il tipo di armi utilizzate sarebbero diversi». Un messaggio che suona come un avvertimento.