Si chiude il viaggio speciale che il nostro giornale ha intrapreso nel cuore dell’Italia che ha appena votato per le elezioni comunali. Una serie di reportage, realizzati subito dopo il primo turno delle elezioni amministrative, per andare oltre la freddezza dei numeri. Sei città simbolo (Vigevano, Venezia, Prato, Salerno, Messina e Imola) molto diverse tra loro, ma ognuna cruciale per decifrare gli umori del Paese e le scelte degli elettori.

Il racconto che QN ha offerto su sei città (Venezia, Vigevano, Prato, Imola, Salerno, Messina), andate al voto con esiti in parte imprevisti, fa riflettere su fenomeni che rendono la politica italiana ancora viva, la competizione aperta e gli elettori un po’ meno sfiduciati. Aggiungendo Reggio Calabria, che pure ha influenzato il tono delle interpretazioni sul primo turno, il quadro diventa più compiuto. Questi candidati con risultati non ordinari vanno letti, a mio avviso, come elementi dinamici, non derubricati a cacicchi. Non rappresentano casi isolati: riflettono fragilità strutturali del rapporto tra cittadini e partiti.

Tra i sette casi ci sono due candidati del centrodestra (Venezia e Reggio Calabria), due del centrosinistra (Prato, Imola), due espressione di leader outsider minori con grandi ambizioni (Messina e Vigevano), uno (Salerno) difficile da incasellare in una sola categoria. Le prime due coppie, pur appartenendo a forze politiche contrapposte, hanno molto in comune. Biffoni e Panieri stravincono partendo da una base già maggioritaria, ma con profili diversi dai classici dirigenti Pd, magari più colti, preparati e politicamente corretti, ma percepiti come troppo chiusi nei palazzi e nella bolla della sinistra ecologista-libertaria-cosmopolita portata alle estreme conseguenze dalla segreteria Schlein.