Tra il mar Jonio, la campagna tarantina e la macchia mediterranea, l’azienda vinicola Varvaglione 1921 ha scelto di raccontare un nuovo capitolo della propria storia. Da una parte il debutto del primo Metodo Classico aziendale, “CÀ”, dall’altra l’acquisizione della storica tenuta Casino Nitti, a breve distanza dal mare. Due progetti diversi ma legati da un’unica visione che parla di famiglia, territorio e innovazione. Non è un caso che “CÀ” porti il nome di Carlotta, figlia di Marzia Varvaglione e simbolo della quinta generazione. Uno spumante che diventa così il racconto di un futuro costruito senza perdere il legame con le proprie radici. Il tour ha permesso di entrare nel cuore di questa filosofia, tra vigne monitorate da droni multispettrali, pratiche rigenerative contro la desertificazione del suolo e il “Vigneto della Biodiversità”, campo sperimentale con oltre 500 varietà sviluppato insieme a università e ricercatori.
A guidare il racconto della parte più agronomica è Angelo Varvaglione, quarta generazione della famiglia. “Questa proprietà è importantissima per due motivi: la sua storicità e questo campo sperimentale, che è una collezione ampelografica pazzesca che annovera varietà provenienti da 16 Paesi, con una forte presenza di vitigni caucasici, greci e balcanici”. Qui il vino incontra genetica e climatologia. “Noi che lavoriamo in agricoltura vediamo ogni anno gli effetti del cambiamento climatico - racconta -. L’agricoltura praticata cinquanta anni fa oggi non basta più”.








