A Ibiza non è soltanto una questione di turisti spaventati o di serpenti avvistati in mare. Dietro l’allarme rilanciato nelle ultime ore anche dalla stampa britannica c’è una crisi ambientale molto più profonda: la rapida espansione della culebra de herradura, il colubro ferro di cavallo, una specie invasiva che sta modificando l’equilibrio ecologico dell’isola e minacciando una delle sue specie più caratteristiche, la lagartija pitiusa.

Il caso è al centro dell’attenzione dopo un articolo del Guardian, che ha raccontato la presenza crescente di questi serpenti nelle acque e sugli isolotti attorno a Ibiza. Ma la storia non nasce oggi. Secondo i ricercatori del CREAF, il Centro di ricerca ecologica e applicazioni forestali, il serpente è arrivato sull’isola circa vent’anni fa, probabilmente nascosto nei tronchi cavi di olivi centenari importati dalla Spagna continentale per decorare giardini e ville.Da allora la sua diffusione è stata rapidissima. La culebra de herradura è oggi presente in oltre il 90% del territorio di Ibiza e gli studiosi temono che possa arrivare a occupare l’intera isola nel giro di pochi anni. A favorirla sono stati l’assenza di predatori naturali, il clima favorevole e soprattutto l’abbondanza di prede. La vittima principale è la lagartija pitiusa, Podarcis pityusensis, una piccola lucertola endemica delle Pitiuse, cioè Ibiza, Formentera e gli isolotti circostanti. È molto più di un rettile colorato: è una specie chiave per l’ecosistema locale, perché si nutre di insetti, contribuisce al controllo delle popolazioni di parassiti, disperde semi e partecipa alla polinizzazione di molte piante. La sua importanza è anche evolutiva. Le popolazioni dei diversi isolotti hanno sviluppato nel tempo colorazioni e caratteristiche proprie: esemplari verdi, azzurri, scuri, aranciati, spesso unici al mondo. Quando una popolazione locale scompare, non si perde soltanto un gruppo di animali, ma una linea evolutiva irripetibile.Ed è proprio qui che la situazione diventa più grave. Per anni si è pensato che gli isolotti attorno a Ibiza potessero funzionare come rifugi naturali, protetti dal mare. Le ricerche più recenti hanno invece documentato che le culebre de herradura sono in grado di nuotare e raggiungere nuovi territori. In alcuni casi bastano pochi esemplari per cancellare in pochi mesi intere popolazioni di lucertole isolate. Il CREAF ha già accertato la scomparsa locale di popolazioni uniche di lagartija in diversi isolotti, tra cui Santa Eulària. In uno dei casi studiati, i ricercatori hanno confrontato i censimenti del passato con quelli recenti: dove nel 2016 erano state osservate decine di lucertole, nel 2023 ne restavano pochissime e nel 2025 non se ne vedeva più nessuna.Per l’uomo, va chiarito, il colubro ferro di cavallo non rappresenta lo stesso tipo di rischio. È un serpente non velenoso e la sua presenza non va trasformata in panico balneare. Il problema reale non è la sicurezza dei bagnanti, ma la biodiversità. La spettacolarizzazione dei serpenti “in spiaggia” rischia di oscurare il punto centrale: Ibiza sta perdendo una parte fragile e antichissima del proprio patrimonio naturale.Le autorità delle Baleari e le associazioni locali stanno cercando di contenere l’espansione con trappole, campagne di cattura e programmi di conservazione. Nel 2025 le catture di serpenti invasive nelle Pitiuse hanno superato quota 4.400, con migliaia di esemplari rimossi solo a Ibiza. Anche realtà come IbizaPreservation hanno intensificato gli interventi nelle aree naturali e agricole, dove le trappole restano al momento lo strumento principale per contenere la diffusione. Parallelamente sono stati avviati programmi di conservazione ex situ, con il trasferimento di alcune lucertole in strutture specializzate, tra cui il Zoo di Barcellona, per preservare linee genetiche minacciate e tentare in futuro nuove reintroduzioni in aree protette. La vicenda mostra anche il lato meno visibile della pressione antropica sulle isole mediterranee. Non serve sempre un grande disastro per alterare un ecosistema: a volte basta una moda paesaggistica, come l’importazione di alberi ornamentali, per introdurre involontariamente una specie capace di cambiare tutto. Ibiza, dunque, non è “invasa dai serpenti” nel senso cinematografico del termine. È attraversata da una crisi ecologica seria, costruita lentamente e ora diventata evidente. L’allarme arrivato anche dalla Gran Bretagna ha acceso i riflettori internazionali, ma la sfida resta locale e concreta: fermare, o almeno contenere, un’invasione biologica prima che una delle specie simbolo delle Pitiuse sparisca dall’isola che l’ha vista evolvere per migliaia di anni.