di
Andrea Bocchini
Vive a Sesto, compirà 104 anni a novembre. Il racconto del voto alle amministrative e al referendum nel 1946: «Votai alla scuola Falck, con il vestito delle grandi occasioni. Da allora non ho mai mancato una consultazione»
La parola «Repubblica» la fa ancora commuovere. Luigia Agnese Mandelli abbassa lo sguardo per un istante, poi sorride. A 103 anni — 104 il prossimo novembre — conserva nella memoria immagini nitide di quel 2 giugno 1946: il vestito bello indossato per andare al seggio, «ma niente trucco», il cortile della scuola Falck gremito di persone e, soprattutto, l’emozione di mettere per la prima volta una scheda nell’urna. «Mi sentivo libera», dice oggi dal salotto della sua casa di Sesto San Giovanni.È nata il 2 novembre 1922 in via Giovanna d’Arco 54. Sulla carta d’identità, però, compare il 3 novembre: «Mio padre andò all’Anagrafe il giorno dopo». Sestese da sempre, «da più di sette generazioni», Luigia ha attraversato fascismo, guerra, bombardamenti, Liberazione e nascita della Repubblica. E dal 1946 non ha mai mancato un’elezione.
Il debutto fu il 10 marzo 1946, alle amministrative. Per la prima volta le donne italiane poterono votare ed essere elette. «Avevo un abito da festa quel giorno perché con le mie amiche ci siamo dette: ci vestiamo bene, come si usava una volta». Nella sua memoria riaffiora il cortile pieno di gente delle scuole di via Dante, il suo storico seggio elettorale: «C’erano tantissime persone. Altro che adesso che non va più nessuno — dice alzando leggermente la voce —. Si entrava dentro piano piano ma il cortile era pieno così», racconta allargando le mani.












