Contrariamente a quanto molti pensano, le prime elezioni a suffragio “universale” maschile e femminile non furono quelle del 2 giugno 1946 per l’Assemblea costituente e il referendum monarchia/repubblica, ma le elezioni amministrative che si sono tenute il 10 marzo 1946, ottanta anni fa.

Ho utilizzato le virgolette perché in realtà, anche se gli articoli 56 e 58 della Costituzione prevedono rispettivamente che la Camera dei deputati e il Senato siano eletti «a suffragio universale e diretto», il primo comma dell’articolo 48 prevede un limite che rende il suffragio non universale, visto che stabilisce che sono elettori «tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età».

Non è un problema solo formale, ma anche sostanziale, visto che è sotto gli occhi di tutti che la nostra legislazione penalizza le future generazioni. Alcuni esempi: il debito pubblico al quale si ricorre non pensando quasi mai a migliorare la vita di chi dovrà pagarlo; l’equilibrio generazionale sulla spesa previdenziale e sociale (avremo sempre meno risorse per il sostegno alla genitorialità e l’istruzione perché giustamente dovremo impiegarle sempre più in spesa sanitaria e pensioni); la scarsa tutela dei giovani lavoratori a dispetto dell’articolo 1 della Costituzione; il disinteresse per la tutela ambientale a dispetto dell’articolo 9… e l’elenco potrebbe continuare.