PORCIA - «Fatemi lavorare, devo pagare il mutuo, altrimenti i miei figli rischiano di perdere la casa». Fabrizio Barberini, il 49enne originario della provincia di Latina sottoposto a fermo per l'omicidio del suocero Marius Adrian Dorobantu, si avvale della facoltà di non rispondere davanti al gip Beatrice Arnosti, chiamata a valutare il provvedimento restrittivo adottato dal sostituto procuratore Federica Urban.
È arrivato in Tribunale verso le 15, sotto una pioggia battente e una piazza Giustiniano bianca di grandine. L'udienza è stata veloce, il tempo di verbalizzare le richieste della Procura e della difesa, rappresentata dagli avvocati Francesco Sinigoi e Giorgio Mazzucato. La decisione del giudice è attesa entro domani mattina. LA DIFESA Al termine dell'udienza i difensori hanno incontrato Barberini in carcere. Ritengono che la vicenda abbia molti aspetti da approfondire. «Non esistono testimoni oculari - fanno notare - Le immagini di un impianto di videosorveglianza non fanno chiarezza, nemmeno zoomandole. C'è stata una colluttazione, sembra di capire che non sia riconducibile al nostro assistito. Sono aspetti che vanno approfonditi, sui quali soltanto l'autopsia farà chiarezza e potrà determinare le cause del decesso. Sono queste le ragioni che ci hanno portato a chiedere che non sia confermata la misura precautelare e sono le ragioni che ci hanno permesso di contestare la necessità di una misura cautelare in carcere». I due legali hanno chiesto il rigetto dell'istanza avanzata dalla Procura ed evidenziato che la madre di Barberini è disposta ad accoglierlo ad Aprilia, in provincia di Latina, dove peraltro l'azienda di Villotta per la quale l'indagato lavora ha uno stabilimento. «Aprilia - hanno valutato Mazzucato e Sinigoi - è distante dai luoghi dei fatti, quindi non c'è né il pericolo di reiterazione del reato e né il pericolo di fuga. La possibilità di lavorare, inoltre, permetterebbe a Barberini di continuare a pagare il mutuo e di evitare pignoramenti da parte della banca. Lui vuole continuare a lavorare per provvedere ai suoi figli». LE FERITE I difensori chiederanno alla Procura di poter fare una ricognizione fotografica sul corpo di Barberini. Durante il colloquio in carcere l'uomo ha mostrato a due avvocati graffi, escoriazioni, lividi e tagli sulle gambe. Vogliano capire a che cosa siano riconducibili. Barberini, venerdì scorso, ai soccorritori ha biasciato «mi ha massacrato» riferendosi al suocero. E nell'interrogatorio reso al pm ha parlato di legittima difesa. Un punto, quest'ultimo, sul quale Mazzucato e Sinigoi insisteranno. Perplessità anche sulle condizioni di Barberini quando ha sostenuto l'interrogatorio davanti al pm affiancato da un difensore d'ufficio. «È stato interrogato in terapia intensiva a Pordenone alle quattro del mattino - afferma Mazzucato - Agli atti non abbiamo trovato cartelle cliniche e ci chiediamo che tipo di farmaci gli fossero stati somministrati». Era lucido dopo essere stato intubato e trasportato dall'elisoccorso a Udine? «L'unica cosa che lui ricorda - prosegue il legale - è che i poliziotti lo schiaffeggiavano sulle guance affinché si riprendesse e poi si è risvegliato in ospedale. Adesso attendiamo che il gip sciolga la riserva, dopodiché faremo le nostre considerazioni sull'ordinanza».













