Lo shitstorming

Aldo Torchiaro

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Nel Partito Democratico sembra essere in corso una guerra sotterranea senza esclusione di colpi. Uno shitstorming tutto orientato a isolare Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, che non pochi, dalle parti del Nazareno, sembrano considerare ormai un corpo estraneo. Lei è riformista, atlantista, vicina a Israele e convinta della necessità di difendere – anche con le armi – l’Ucraina. Una sensibilità che l’ha portata spesso a distinguersi dalla linea prevalente nel partito sui principali dossier di politica estera. Le dichiarazioni ufficiali restano misurate. Ma sui social, ogni giorno, Picierno finisce sotto attacco. Thread, polemiche, insinuazioni. Poi l’irrisione. E le minacce più o meno velate.

Con tre effetti evidenti. Il primo è l’oscuramento mediatico: ridurne la presenza pubblica, limitarne la visibilità, renderla meno riconoscibile agli occhi dell’elettorato democratico. Il secondo è l’oscuramento nella vita interna del partito: scoraggiare la partecipazione di amministratori e dirigenti ai suoi eventi, depotenziare l’area politica a lei riconducibile, limitarne l’influenza nelle dinamiche territoriali e nazionali. È successo con episodi a Latina, Caserta e Firenze. Il terzo è il più insidioso: la costruzione del nemico interno. Non più una dirigente con posizioni differenti, ma una figura da isolare, contestare, delegittimare. Una presenza scomoda da trasformare in problema politico.