Caro direttore, non c'è altro grande spettacolo sportivo, agonistico, commerciale, costoso, paesaggistico come il giro ciclistico d'Italia, transitato in questi giorni sulle strade del Friuli, ma abbinarlo alla commemorazione dei 50 anni dell'evento catastrofico del terremoto del 1976, l'iniziativa tanto pubblicizzata, da me non è stata affatto apprezzata. Se si vuole ricordare il terremoto e commemorare i suoi morti si va nei cimiteri, se si vuole applaudire i ciclisti si va a Piancavallo, così come è poi accaduto in delirio e allegria, come dalle immagini trasmessi dell'evento. Certo che tutto fa spettacolo, anche le ipocrisie, ma c'è ancora qualcuno che non le condivide?

Giorgio Deotto

Udine

La risposta del direttore del Gazzettino, Roberto Papetti

Caro lettore, ci sono molti modi per ricordare anche un evento tragico e catastrofico come è stato il terremoto del Friuli. E ciascuno naturalmente ha le proprie sensibilità. Personalmente non ho trovato né stonata né tantomeno ipocrita la scelta di ricordare i 50 anni del sisma facendo passare il Giro d'Italia attraverso alcuni dei paesi maggiormente colpiti dal terremoto a partire da Gemona dove, tra l'altro, la carovana si è fermata per un minuto di raccoglimento e di silenzio davanti al cimitero per ricordare le vittime di quei giorni di mezzo secolo fa. Naturalmente il Giro d'Italia non è solo un grande evento sportivo, è anche una festa di popolo ed è inevitabile che sopratutto nei momenti chiave della tappa e in particolare sulla doppia salita a Piancavallo, si manifestino la passione e il tifo, non sempre composto, degli appassionati. Ma il terremoto non è stato solo morte e distruzione.