Una lunga striscia d’asfalto attraversa frutteti e agrumeti, sfiorando le colline morbide che guardano al mar Ionio. Luoghi cari a civiltà antiche, diventati con la modernità “laboratori” criminali in cui si mischiano picciotti della ‘ndrangheta, azionisti della criminalità nomade e personaggi della cosiddetta delinquenza “importata”: asiatici, africani, est europei. Un tempo erano le gang albanesi a gestire il meretricio, trafficando in armi e droga con zingari e ndranghetisti.I pachistani nell'area della Sibaritide

Nell’area settentrionale ionica della Calabria avevano le loro basi dove trasferivano prostitute “schiavizzate” da mandare poi per strada in giro per l’Italia, nascondevano kalashnikov sottratti agli arsenali del regime decaduto di Henver Hoxa e marijuana e hashish (il fumo del diavolo) prodotti nelle valli inviolabili del Paese delle Aquile. Gli schipetari, diventati con il trascorrere del tempo una holding nel narcotraffico mondiale della “coca” con cellule operative in Colombia e Ecuador, hanno poi ceduto il territorio a gruppi diversi: romeni, bulgari e nigeriani. A questi si sono aggiunti i pachistani più avvezzi a impegnarsi nei lavori agricoli, nel commercio ambulante, nella gestione di piccoli bazar. Gli affari degli uomini e delle donne (poche) provenienti dalle periferie e dalla provincia di Islamabad, non hanno mai intaccato gl’interessi delle cosche della mafia locale.